Cardinale di Jakarta: "Scegliere un presidente che combatta povertà e disoccupazione"

Cardinale di Jakarta: "Scegliere un presidente che combatta povertà e disoccupazione"

Jakarta (AsiaNews) – La Conferenza Episcopale Indonesiana (KWI) ha dato ancora una volta a tutta la comunità cattolica del paese le linee-guida su chi scegliere e perché tra i candidati alle elezioni presidenziali del 5 luglio. In una lettera pastorale pubblicata in questi giorni la KWI ha invitato i cattolici a scegliere i candidati che hanno programmi chiari a favore del popolo.

In particolare, il presidente della KWI card. Julius Darmaatmadja sj, ha invitato a votare i candidati che vogliono impegnarsi nel combattere la povertà e creare opportunità di lavoro. "Dobbiamo scegliere un leader che s'impegni a ridurre il numero dei poveri, incrementare l'istruzione perché la gente non venga ingannata dai politici, diminuendo la disoccupazione con opportunità di impiego", ha detto il cardinale parlando la scorsa settimana ai giornalisti, presentando una lettera pastorale dal titolo "La tua scelta è decisiva". Negli anni passati, il clero cattolico non si interessava alle questioni politiche; quest'anno i vescovi sono intervenuti già diverse volte a dare criteri per le elezioni.

La KWI ha anche invitato i cattolici, circa 7 milioni di persone, a votare i candidati determinati a lottare contro il degrado ambientale e a combattere la corruzione, punendo i colpevoli. Secondo la KWI, le prossime elezioni presidenziali devono assicurare la democratizzazione e non il ritorno di un dittatore – il riferimento è alla macchina politica autoritaria del presidente Suharto, cioè il partito del Golkar, che ha ottenuto la maggioranza in parlamento alle elezioni generali dello scorso 5 aprile.

"Abbiamo bisogno di un leader che liberi il popolo dalla cultura della violenza sponsorizzata dallo stato, che aizza i diversi gruppi l'uno contro l'altro, stigmatizzando, emarginando e vittimizzando membri di gruppi particolari", ha aggiunto il card. Darmaatmadja, che è anche arcivescovo di Jakarta. Mons. Ignatius Suharyo, arcivescovo della diocesi di Semarang (Giava centrale) e segretario generale della KWI, ha aggiunto: "Abbiamo bisogno di un leader che abbia il coraggio di attuare la giustizia senza sacrificare la verità, di applicare la legge al di sopra del calcolo politico per amore della giustizia". Per entrambi, la gente dovrebbe imparare a prendere le decisioni con saggezza: "È molto importante che le persone scelgano col cuore", hanno detto il vescovo e il cardinale.

Le liste con le coppie di candidati alla presidenza e alla vice-presidenza sono ormai pronte: il gen. Wiranto, ex capo dell'esercito indonesiano (TNI), con il vice presidente della Commissione indonesiana per i diritti umani Solahudin Wahid (per il Golkar); il gen. Susilo Bambang Yudhoyono, ex ministro per la sicurezza e gli affari politici, e Jasuf Kalla (per il Partito Democratico); Amien Rais, portavoce dell'Assemblea Consultiva del Popolo, con l'uomo d'affari Siswono Yudhohusodo (per il Partito del Mandato Nazionale - PAN); l'attuale presidente Megawati Sukarnoputri con Hasyim Muzadi, presidente della Nahdlatul Ulama, la più grande organizzazione islamica del paese (per il Partito Indonesiano di Lotta - PDI-P); l'ex presidente Abdurrahman Wahid, che ha improvvisamente sostituito come candidato alla vice-presidenza il politico Sophan Sphiaan del PDI-P con una esponente del Golkar, Marwah Daud Ibrahim (per il partito islamico moderato del Risveglio Nazionale - PKB); il vice-presidente Hamzah Haz, che è anche presidente del Partito Unito dello Sviluppo (PPP) d'ispirazione islamica, con l'attuale ministro dei trasporti e delle comunicazioni gen. Agum Gumelar.

Il Golkar non è una minaccia

In un messaggio inviato ad AsiaNews, mons. Julius Sunarko sj, vescovo di Purwokerto (Giava centrale), esprime preoccupazione per la vittoria del Golkar. Il vescovo dice che questo è comprensibile: sotto il regime di Suharto (con la maggioranza dei seggi in parlamento del Golkar) l'elettorato ha vissuto una situazione migliore di quella di oggi, sotto il partito del PDIP dell'attuale presidente. Secondo mons. Sunarko, la maggioranza degli indonesiani è ora preoccupata più del benessere individuale e collettivo e della crescita economica che di questioni quali democratizzazione e governo civile: "È abbastanza comprensibile perché il Golkar ha vinto le elezioni: dopo la caduta del presidente Suharto nel maggio 1998, in 6 anni le riforme politiche non hanno portato a nulla".

Va pure detto che il Golkar degli anni 1970-1988 è molto diverso da quello del dopo Suharto. Così è anche per i militari dell'esercito indonesiano (TNI), perché hanno imparato molto sui diritti umani e la democratizzazione – questioni non molto familiari durante il regime di Suharto. "Perciò, in modo realistico, per sostenere un governo civile, il Golkar dovrebbe lavorare con il partito nazionalista PDIP, il Partito Democratico e il partito musulmano moderato del Risveglio Nazionale (PKB)" ha aggiunto mons. Sunarko.

La vittoria del Golkar alle elezioni generali non dovrebbe essere condizionata da timori che questa ex macchina politica di Suharto domini in modo assoluto la politica del paese. La maggioranza parlamentare del Golkar non è così decisiva; il partito dell'attuale presidente Megawati (PDIP) detiene ancora molta influenza, insieme al partito dell'ex presidente Abdurrahman Wahid, leader moderato musulmano (PKB) e al Partito democratico nazionalista da poco affacciatosi nell'arena politica. P. Sigit Pramudji, sacerdote diocesano e direttore esecutivo della KWI ha dichiarato: "La maggioranza dei seggi ottenuti dal Golkar non significa necessariamente che la democrazia è in pericolo". (MH)

 

 

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