Cattolici indonesiani, educare i giovani alla fede per combattere la corruzione

L’Indonesia è il secondo Paese più corrotto dell’Asia dopo la Cambogia. Associazione per la formazione dei giovani leader cattolici organizza a Jakarta un incontro con esponenti ed esperti indonesiani e stranieri. Attivista filippino: “iniziare la lotta alla corruzione giudicando il proprio modo di vivere”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Combattere la corruzione con l’educazione cristiana dei giovani e la diffusione di etica e valori sul posto di lavoro. E’ quanto emerge dall’incontro con esponenti di assiciazioni cattoliche , ong e imprese cattoliche organizzato lo scorso 2 aprile a Jakarta dalla Bhumiksara Foundation, associazione cattolica che da anni promuove la formazione dei giovani leader cattolici. A guidare la conferenza Ronald V. Amorado (nella foto), attivista filippino e coordinatore dell’Ehem, organizzazione per la lotta alla corruzione nelle Filippine fondata nel 1988 dal sacerdote gesuita p. Albert Alejo.

“La corruzione – ha affermato Amorado – è un virus contagioso nella nostra società. Questa pratica non ha nulla a che fare con la religione o con la prosperità economica, dipende invece dall’etica e dai valori personali di ciascuno”. 

Secondo un sondaggio del Political and Economic Risk Consultancy (Perc), agenzia di consulenza di Hong Kong specializzata nello studio della corruzione nei Paesi asiatici, l’Indonesia è il secondo Paese più corrotto dell’Asia dopo la Cambogia. Nella sua esperienza nelle Filippine, Morado ha compreso che tutti i settori sono a rischio corruzione, religioni comprese. “Noi cattolici – ha sottolineato – per poter essere professionali e stimati nel campo economico dobbiamo seguire e diffondere uno spirito di anticorruzione fra i nostri colleghi e amici, ed è bene iniziare questo percorso giudicando ognuno il proprio modo di vivere”.

J.W. Junardy, uomo d’affari rappresentante per l’Indonesia del Global Compact Network Association dell’Onu, sottolinea che Chiesa e mondo cattolico devono essere un esempio da seguire per la gente. Secondo Junardy, la lotta alla corruzione è un argomento rischioso e per essere efficace occorre che ognuno segua un proprio percorso etico. In caso contrario, il rischio è la strumentalizzazione della lotta alla corruzione. Un esempio sono i partiti radicali islamici, che sfruttano l’argomento per raccogliere consensi, proponendo l’applicazione della sharia come unico antidoto. 

La corruzione è uno dei più gravi problemi dell’Asia e in Paesi come Indonesia, Cambogia, Cina, Vietnam e Filippine è diffusa non solo nel settore pubblico e delle grandi aziende, ma anche a livello locale e costa agli Stati miliardi di euro. I governi di questi Paesi annunciano ogni anno nuove commissioni per combattere il problema, che però si tramutano a loro volta in espedienti per permettere a una parte politica di portare avanti i propri interessi. 

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