Chiesa indonesiana: Tutti vadano a votare, per combattere crisi politica e corruzione

Nel 2014 il Paese è chiamato alle urne per due appuntamenti cruciali: le elezioni generali di aprile e le presidenziali di luglio. L’elettorato è sfiduciato, stanco delle “solite facce” e chiede un rinnovamento della classe dirigente. La leadership cattolica promuove corsi di formazione e invita alla partecipazione attiva al processo democratico.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - Il 2014 sarà un anno cruciale per il futuro politico, sociale ed economico dell'Indonesia. La nazione è chiamata due volte al voto in pochi mesi, per rinnovare il Parlamento e scegliere il futuro capo di Stato ed il suo vice. Le elezioni generali della Camera Bassa sono in programma il prossimo 9 aprile; per le presidenziali, invece, si dovrà attendere l'estate, con il voto fissato per il 9 luglio. Tuttavia, il doppio appuntamento giunge in un periodo "critico" nella storia della nazione e nell'elettorato predominano sentimenti di scetticismo e sfiducia verso la classe dirigente. In molti criticano la presenza, anche in questa campagna pre-voto, delle "solite facce" e auspicano un rinnovamento reale della politica. I recenti casi di corruzione e malaffare che hanno visto coinvolti politici, amministratori e figure di primo piano delle istituzioni, con il benestare del governo e del presidente Susilo Bambang Yudhoyono, hanno acuito la distanza fra "Palazzo e popolo", che mai come quest'anno pare intenzionato a optare per "il meno peggio". 

Per rispondere alla crisi della politica e al fenomeno dilagante della corruzione nella sfera pubblica del Paese, la Chiesa cattolica indonesiana ha promosso e continua a proporre "corsi di formazione" politica, per preparare i cittadini a scegliere in maniera "consapevole" i futuri leader. La parrocchia del Sacro Cuore di Kroya, nella diocesi di Purwokerto, nello Java centrale, ha organizzato un incontro rivolto in particolare ad oltre 50 fra agricoltori poveri e operai sotto-pagati. A promuovere l'iniziativa p. Handy Kristian, presidente della Commissione per i laici della diocesi. 

Gli attivisti cattolici non si sono limitati a illustrare le figure dei candidati al Parlamento e alla Presidenza, illustrando le varie posizioni e idee politiche; essi hanno voluto fornire ai presenti una spiegazione del Paese a livello geografico, politico, e strategico, descrivendo le risorse naturali a disposizione nell'Arcipelago e le potenzialità nascoste. I sacerdoti hanno inoltre lanciato un appello ai fedeli, chiedendo loro di partecipare con convinzione ed entusiasmo al voto, che è il momento più alto dell'espressione democratica e il solo modo per tracciare il futuro della nazione. Ogni singolo voto, sottolinea ad AsiaNews p. Agustinus Dwiyantoro, parroco della chiesa del Sacro Cuore, potrà "cambiare" volto al Paese, per questo è necessario "fare attenzione ai nomi dei candidati, scegliendoli secondo coscienza e cuore". 

Simili iniziative hanno interessato anche l'arcidiocesi di Jakarta, come spiega la presidente del Forum della comunità cattolica Vero W. Sulistyo. "Siamo attivi in diverse parrocchie [della capitale]  - spiega la leader cattolica - promuovendo dialoghi e confronti sui temi più urgenti e attuali del panorama elettorale". Tuttavia, aggiunge la donna, l'obiettivo primario resta quello di "incoraggiare al voto", perché esso è "vitale per il futuro della nazione e persino della nostra chiesa". 

P. Guido Suprapto, direttore esecutivo della Commissione per i laici della Conferenza episcopale indonesiana (Kerawam Kwi), spiega che anche per i vescovi è importante "a livello morale e politico" la partecipazione dei cristiani alla vita attiva della nazione e delle sue istituzioni. "Ciascun voto - aggiunge - è un passo fondamentale nell'ottica di creare il futuro della nazione". Il disinteresse, l'astensionismo e le schede bianche - un fenomeno sempre crescente, in particolare fra i giovani - sono "minacce" alla vita democratica e gravi danni hanno causato negli ultimi vent'anni.

L'Indonesia è la nazione musulmana (sunnita) più popolosa al mondo (l'86% professa l'islam) e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le minoranze. I cristiani sono il 5,7% della popolazione, i cattolici poco più del 3%, l'1,8% è indù e il 3,4% professa un'altra religione. La Costituzione sancisce la libertà religiosa, tuttavia la comunità è vittima di episodi di violenze e abusi, soprattutto nelle aree in cui è più radicata la visione estremista dell'islam, come ad Aceh. Essi sono una parte attiva nella società e contribuiscono allo sviluppo della nazione o all'opera di aiuti durante le emergenze, come avvenuto in occasione della devastante alluvione dello scorso anno. 

 

 

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