Corte Suprema: no alla seconda richiesta di grazia per Tibo e compagni

La difesa denuncia: iniziativa illegale, è il presidente che deve esprimersi. In migliaia continuano a chiedere la cancellazione della sentenza e c'è chi accusa il governo di voler giustiziare "intenzionalmente" i tre cattolici insieme ai terroristi di Bali.

di Benteng Reges

Palu (AsiaNews) – La Corte Suprema indonesiana (MA) ha respinto la seconda richiesta di grazia dei tre cattolici condannati a morte a Palu - Sulawesi centrali – definendola contraria alla legge N° 22/2002 sulla grazia. Gli avvocati difensori di Fabianus Tibo, Domingus "Domi" da Silva e Marinus Riwu replicano in modo deciso: faranno causa alla stessa MA, perché non ha l'autorità di esprimersi sulle richieste di grazia presidenziale. Intanto fonti dell'Ufficio del Procuratore generale (AGO) ribadiscono che "si sta preparando l'esecuzione di Tibo e dei suoi compagni".

Harris Hutabarat, un legale del Padma, il gruppo che cura gli interessi dei tre, spiega che "il principale dovere della MA è sottoporre la richiesta al presidente, che può accoglierla oppure no". Secondo l'avvocato, se la Corte Suprema agisce in modo illegale, vuol dire che mira ad "uccidere e confiscare" i diritti civili di ogni cittadino condannato a morte.

Mente il presidente Susilo Bambang Yudhoyono (SBY) continua a tacere, cresce il coro di voci che chiede la cancellazione della sentenza capitale e denuncia la possibilità che le autorità vogliano giustiziare i tre cristiani insieme ai tre terroristi di Bali, di cui pochi giorni fa è stato riaperto il caso. Ieri notte almeno 1500 persone hanno partecipato ad una marcia pacifica a Poso. Il 18 agosto, invece, in 10 mila hanno dimostrato a Poso e Morowali. La Conferenza episcopale indonesiana, dal canto suo, ha già espresso con una lettera ufficiale a SBY la sua condanna dell'uccisone di "qualsiasi cittadino indonesiano".

È previsto per oggi a Jakarta un incontro tra i responsabili del cosiddetto Forum della Società cattolica dell'arcidiocesi di Manado e Hidayat Nur Wahid, presidente dell'Assemblea consultiva del popolo, il maggiore organo legislativo indonesiano. La delegazione ha ricevuto la benedizione pastorale del vescovo di Manado, mons. Joseph Suwatan. Il gruppo parlerà anche con il capo della polizia centrale, generale Sutanto.

E proprio da Jakarta, arriva oggi la conferma che "la fucilazione dei tre è in preparazione", ma non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla data. "Tutto dipende da polizia e procuratore locali", ha detto Abdul Hakim Ritonga, funzionario dell'AGO. Tra slittamenti e attese si fa più solida l'ipotesi che l'esecuzione dei tre cattolici sia legata a quella di Amrozi, Muhklas e Imam Samudra, responsabili delle bombe che nel 2002 a Bali uccisero 202 persone.

I terroristi dovevano essere giustiziati il 22 agosto scorso, ma il loro caso è stato riaperto. Secondo il gesuita Mudji Sutrisno, noto editorialista di Jakarta, l'AGO, e quindi il governo, "potrebbe intenzionalmente far coincidere le esecuzioni capitali di due casi completamente differenti". "Si tratta di una macchinazione politica e non di un caso legale", conclude.

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