Elezioni presidenziali: Yudhoyono cerca voti fra gli islamici radicali

A luglio si vota per eleggere il presidente e il suo vice. La candidatura di tre ex-militari fa temere una deriva “ nazionalista” che potrebbe “sfociare nel fondamentalismo”. Il Pks chiede più rappresentatività nel governo; cattolici e industriali preoccupati per il futuro del Paese.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – La corsa a tre per le presidenziali dell’8 luglio in Indonesia – il Paese musulmano più popoloso al mondo – è caratterizzata da un’impronta “nazionalista” che potrebbe sfociare in una “deriva fondamentalista”, legata ai partiti musulmani. I cattolici sono preoccupati per il sistema educativo, che passerebbe sotto l’influenza islamica. Per molti elettori la presenza di tre generali dell’esercito fra i candidati è indice di una campagna di propaganda votata alla “difesa dell’interesse e dell’unità nazionale”, di cui queste tre figure sono portabandiera a livello “politico e morale”.

 

Fra gli ex militari, in lizza vi sono l’attuale capo di Stato Susilo Bambang Yudhoyono del Democrat Party, favorito nella corsa alla presidenza; per la carica di vice, Susilo ha scelto il governatore della Banca centrale indonesiana Boediono. Il generale Wiranto – ex capo dell’esercito – sarà il secondo di Jusuf Kalla per il Golkar. L’ex generale di corpo d’armata Prabowo Subianto corre anch’egli per la vice-presidenza con l’Indonesian Democratic Party – Struggle, il cui leader è l’ex Capo di Stato Megawati Setiawati Soekarnoputri, già presidente dal 2001 al 2004.  

 

Sul passato di Wiranto pesano alcune “macchie” che ne intaccano la credibilità politica: nel maggio 1998 egli non è stato capace di arginare le proteste di massa contro i cinesi; l’anno successivo ha avallato i massacri a Timor Est. Prabowo Subianto è invece osteggiato dalle minoranze per il legame con Fadli Zon, vecchio esponente di primo piano del Moon and Star Party (Pbb), legato anch’esso a una corrente estremista islamica. Le attenzioni del Paese si concentrano però sull’attuale presidente Susilo Bambang Yudhoyono e l’accordo elettorale sottoscritto con il movimento radicale islamico Prosperous Justice Party (Pks). Agli occhi dell’opinione pubblica Susilo appare “fragile” e “indeciso”, incapace di svincolarsi dalle pressioni della frangia politica più radicale del Paese. Il Pks, dal canto suo, vuole almeno otto ministeri, fra i quali Agricoltura e Istruzione. Una scelta non certo casuale, in una nazione la cui principale risorsa è ancora oggi l’agricoltura e i giovani rappresentano il futuro del Paese.

 

Un sacerdote cattolico lancia l’allarme: se il settore dell’istruzione viene affidato all’ala radicale islamica, cambieranno il sistema scolastico e la mente dei ragazzi. Un vescovo aggiunge: “Se le notizie che circolano sono vere e l’istruzione verrà affidata al Pks, il futuro del sistema educativo cambierà totalmente, mettendo in pericolo la stabilità politica”. Anche gli industriali manifestano preoccupazione: secondo Sofyan Wanandi, cattolico e presidente dell’Associazione degli imprenditori indonesiani, è a rischio “la tradizionale tolleranza del Paese”.

 

Alle elezioni per il rinnovo del parlamento nazionale, e di quelli provinciali e distrettuali dell’aprile scorso gli elettori hanno bocciato il fondamentalismo religioso. Per le presidenziali il favorito alla vittoria finale cerca i voti dell’ala radicale dell’islam. Il Pks ha già fatto sapere – per il futuro – di non accontentarsi di un ruolo di secondo piano: per le presidenziali del 2014 Hidayat Nurwahid assicura la candidatura di un suo uomo. Impossessarsi del sistema scolastico “per fare il lavaggio del cervello agli studenti” e ottenere “il consenso delle masse rurali” sono i primi passi che il partito intende percorrere per raggiungere il potere.

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