Estremisti islamici in piazza contro il vice-governatore (cristiano) di Jakarta

La cerimonia di insediamento del duo vincitore delle elezioni, in programma il 7, è stata rimandata al 15 ottobre. Fonti governative parlano di “procedure amministrative” da completare. In realtà il rinvio è legato alle proteste della frangia fondamentalista che chiede una legge shock: bandire i non musulmani dai ruoli chiave.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - Ha scatenato una ridda di voci la decisione del ministero indonesiano degli Interni, che ha posticipato al 15 ottobre - rispetto al 7 previsto in origine - l'inaugurazione del mandato del neo governatore di Jakarta Joko Widodo e del suo vice Basuki Tjahaja Purnama. Fonti governative riferiscono che non sono ancora state completate alcune "procedure amministrative" in vista della cerimonia di insediamento del duo "Jokowi e Ahok", come vengono soprannominati. In realtà, la mossa non è affatto usuale e per molti cittadini la ragione è diversa: in questi giorni starebbe infatti "accadendo" qualcosa che ha spinto l'esecutivo a "sospendere" la programmazione. E la risposta al quesito, secondo gli esperti, è la campagna montata dalla frangia estremista islamica contro il neo vice-governatore "colpevole" di essere cristiano e con origini cinesi.

Da giorni, gruppi e movimenti fondamentalisti promettono battaglia contro due personalità politiche che "non sono espressione dell'islam". Joko Widodo è il governatore uscente di Solo, nello Java centrale, è un musulmano praticante e di orientamento liberale. Il suo vice Basuki Tjahaja Purnawa è un cristiano di etnia cinese, nativo del Sud Sumatra. Tra l'altro una possibile candidatura e vittoria di Widodo alle presidenziali del 2014 (per nulla improbabile) porterebbe alla carica di governatore della capitale l'attuale vice, il cristiano Ahok.

Oggi la campagna contro la coppia - ma in particolare contro il vice cristiano - ha preso forma in tutta la sua evidenza, con centinaia di esponenti del Fronte di difesa islamico (Fpi) scesi in piazza a manifestare. Gli islamisti si sono riuniti davanti al Parlamento regionale di Jakarta e si rivolgono alle massime autorità dello Stato. Essi sottolineano che fra gli incarichi di Ahok vi è anche la gestione di 12 organismi locali, tra cui diverse organizzazioni islamiche. Ed è inaccettabile che un "non musulmano" debba decidere di questioni come la supervisione del linguaggio del Corano e la recita delle preghiere. Essi chiedono al governo una legge per impedire a leader non islamici di ricoprire posti chiave, fra cui la leadership del governatorato della capitale.

L'intera campagna elettorale per la carica di governatore a Jakarta è stata caratterizzata da attacchi personali contro Basuki Tjahaja Purnama perché discendente di etnia cinese e di religione cristiana (cfr. AsiaNews 27/08/2012 Elezioni a Jakarta. Campagna contro un candidato cinese e cristiano). Articoli e slogan diffamatori hanno rischiato di acuire lo scontro interconfessionale e dare nuovo impulso alle tensioni fra gruppi religiosi. Già in passato, infatti, la maggioranza musulmana si è scagliata contro la minoranza etnica cinese - di fede cristiana o buddista - come nel maggio del 1998, all'epoca della dittatura di Suharto, quando migliaia di persone sono state attaccate e colpite con violenza inaudita e brutale. Assalti che si sono ripetuti nel tempo e che testimoniano la "fragilità" del tessuto sociale indonesiano.

 

 

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