Ferry affondato: l’incuria del capitano, poche speranze per ritrovare i corpi

Il traghetto ha ignorato gli avvertimenti sul maltempo. Ma si è scoperto che almeno 45 persone non erano segnate nella lista. La nave era sovraccarica di persone e di cargo. Il racconto dei superstiti, salvati aggrappandosi a cespi di banane, o nuotando per ore nel buio.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Dopo due giorni di ricerca con navi e aerei, le speranze di trovare ancora qualche superstite del KM Teratai Prima sono ridotte al lumicino. Il ferry, che trasportava almeno 250 persone, è affondato la notte fra il 10 e l’11 gennaio.

Il maltempo che imperversa non permette facili manovre a tutti i mezzi impiegati: 5 navi da guerra, un aereo di pattuglia, 40 marines con 2 motoscafi.

Fino ad ora sono state salvate 34 persone, fra cui il capitano della nave, Basir.

I sopravvissuti vengono portati a Makassar, nel South Sulawesi.

Rudi Alvian, 17 anni, si è salvato rimanendo attaccato a un cespo di banane finchè non è stato trovato da una scialuppa di salvataggio. Anche Muhammad Yussuf, 37 anni, è stato salvato rimanendo aggrappato a un altro cespo di banane. Yulianus Mangande, 29 anni, è stato svegliato dai rumori sulla nave che si stava piegando sulla sinistra prima di inabissarsi. “Ho dovuto rimanere in acqua – dice - e nuotare nel buio per ore, fino alle 11 di mattina, quando mi hanno recuperato”.

Intanto si comincia a discutere sulle responsabilità del disastro. Il KM Teratai Prima appartiene a una ditta privata, la PT Nur Budi. Il ferry era stato costruito nel 1999 e faceva servizio da Parepare (South Sulawesi) a Samarinda (East Kalimantan).

Jusman Syafii Djamal. ministro dei trasporti, ha criticato il capitano della nave per la sua “ignoranza”: pur avendo ricevuto avvertimenti sullo stato tempestoso del mare, egli ha voluto lo stesso partire. Ma forse questo aspetto non è tutto.

A Makassar, dove sono ammassate centinaia di familiari delle vittime si accusa di corruzione la compagnia, il capitano e l’equipaggio che, incuranti dei pericoli, hanno caricato la nave oltre il dovuto. Almeno 45 persone scomparse non erano segnate nella lista dei passeggeri. Daeng Gassing spiega: “Mio marito è salpato con mio genero e mio nipote verso Samarinda. Il nome del mio genero è segnato sulla lista ed è sopravvissuto; ma quello di mio marito e mio nipote non si trovano da nessuna parte. Come mai?”. Rudy Alfian, un altro sopravvissuto, dice che anche lui non era nella lista dei passeggeri: “Ho comprato il biglietto sulla nave”, ha detto, facendo intendere che i soldi sono andati nelle tasche di qualcuno dell’equipaggio.

Secondo i rappresentanti della PT Nur Budi, la capacità del ferry era di 205 passeggeri e invece è salpato almeno con 250 persone.

Sembra che il traghetto non avesse nemmeno strumenti radio per lanciare segnali d’emergenza. E questo rende ancora più difficile la ricerca anche adesso.

Ruslan Nicholas, capo della polizia a Parepare, ha detto che un’altra causa dell’affondamento è non solo il sovraccarico di persone, ma anche di merci: il ferry aveva con sé pure 274 tonnellate di cargo.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000