Indonesia in ginocchio per eruzioni vulcaniche e tsunami

Nel Central Java una nuova esplosione del Monte Merapi rallenta i soccorsi. Bloccati anche gli aeroporti internazionali. I vulcanologi temono nuove eruzioni nelle prossime settimane. A rischio oltre 50mila sfollati al momento in campi di fortuna senza cibo, acqua e servizi di prima necessità. Nelle Mentawai colpite dallo tsunami il maltempo blocca le navi dei soccorritori.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Continua in Indonesia il dramma della popolazione colpita dai disastri naturali e dai ritardi nei soccorsi.

Nel Central Java da ieri il Monte Merapi ha ripreso ad eruttare e in queste ore le autorità hanno cancellato i voli aerei dagli aeroporti internazionali di Jakarta e Solo. Nelle città vicine al vulcano oltre 50mila sfollati restano alloggiati in rifugi di fortuna, dove mancano acqua potabile, servizi di prima necessità e teloni impermeabili per fronteggiare la pioggia.

Le nubi ardenti a oltre 1000 C° in continua discesa dal Vulcano e la cenere hanno distrutto tutte le coltivazioni e gli allevamenti situati intorno al Merapi. Al momento le autorità non hanno un piano preciso per sostenere nel lungo periodo la popolazione, che rischia di essere evacuata anche dai campi profughi.      

Secondo Surano, responsabile del centro di vulcanologia di Yogyakarta l’eruzione potrebbe durare per settimane o persino per mesi con un’intensità anche maggiore rispetto a quella dimostrata finora.  

Intanto, nell’arcipelago delle Mentawai il maltempo impedisce alle squadre di soccorso di raggiungere le isole colpite dallo tsunami che lo scorso 26 ottobre scorso ha ucciso almeno 451 persone e fatto migliaia di sfollati.

P. Andrea Pr. parroco di Santa Maria dell’Assunta di Sikakap, unica chiesa cattolica delle Mentawai, afferma: “Il maltempo sta rendendo tutto più difficile ed è impossibile per le piccole barche dei soccorsi raggiungere le varie isole”. In attesa dei soccorsi e della ricostruzione delle case distrutte il sacerdote ha dato rifugio in questi giorni a oltre 1200 sfollati provenienti dalle aree più colpite dallo tsunami. Tra questi vi sono molti bambini e giovani rimasti senza genitori. “Qui – racconta - abbiamo circa 180 ragazzi provenienti dalle isole di tutto l’arcipelago che sono rimasti senza genitori. Noi tentiamo di fornire loro alloggio e istruzione”.  

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