Indonesia, leader musulmani: "Il Paradiso per i kamikaze, credenza senza fondamento"

"Uccidere in questo modo – dicono i leader della Nahdlatul Ulama - non è guerra, ma attacco senza giustificazioni e da condannare". A Jakarta i parenti di Azahari per recuperare i resti del terrorista.

Jakarta (AsiaNews) – I musulmani indonesiani devono "smettere di credere" alla "credenza senza fondamento" che garantisce il Paradiso agli attentatori suicidi. "Uccidere è lecito solo ed esclusivamente in tempo di guerra – dice Kiai Haj Hasyim Muzadi, leader della Nahdlatul Ulama (NU, la più grande organizzazione musulmana del Paese) – e coloro che uccidono essere umani innocenti in tempo di pace devono essere condannati". "Uccidere in questo modo – aggiunge il suo predecessore Abdurrahman Wahid, meglio noto come Gus Dur – non è certo guerra, ma un attacco ingiustificato".

I leader musulmani esprimono in questo modo la loro "grande preoccupazione" per le testimonianze video secondo cui gli attentatori suicidi di Bali, che il primo ottobre si sono fatti esplodere a Jimbaran e Kuta uccidendo 25 persone e ferendone oltre 130, erano convinti di avere in mano "un biglietto per il Paradiso".

La rete internazionale del terrore, dice poi Hasym Muzadi, può essere sradicata in maniera veloce se si chiede ai musulmani indonesiani di collaborare con le autorità per far finire le violenze. Il terrorismo deve essere fermato "perchè – conclude - nessuno vuole convertire all'Islam grazie ad una guerra".

Intanto sono arrivati ieri nella capitale indonesiana i parenti del terrorista malaysiano Azahari bin Husin – ucciso il 9 novembre durante un raid della polizia indonesiana – per recuperare i resti dell'uomo. "Andrò il prima possibile all'ambasciata della Malaysia – ha dichiarato il presunto fratello di Azahari appena arrivato a Jakarta – per avere delle certezze sulla questione".

Hassan Wirayuda, ministro degli Esteri, dice che le autorità non hanno nulla in contrario all'espatrio del cadavere perchè la pubblica sicurezza ha confermato l'identità del terrorista grazie alle impronte digitali ed ora "non ha più bisogno del corpo per le indagini".

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