Indonesia: torna la calma dopo le agitazioni per la morte dei tre cattolici

La fucilazione a Palu di Tibo e compagni genera forti agitazioni in varie zone del Paese; nella provincia di East Nusa Tenggara, a maggioranza cattolica, ripristinato l'ordine. Figlio di Tibo: "Mio padre ha chiesto di non vendicarlo, ma di perdonare". A Palu messa da requiem senza le bare dei tre.

di Benteng Reges

Palu (AsiaNews/Agenzie) – È tornata sotto controllo la situazione ad Atambua e Belu, nella provincia indonesiana di East Nusa Tenggara (NTT), teatro delle violente proteste seguite alla fucilazione ieri dei tre cattolici Fabianus Tibo, 60 anni, Marinus Riwu, 48, e Dominggus da Silva, 42. Lo riferisce il ministro degli Affari di sicurezza, legge e politica, ammiraglio Widodo Adisutjipto.

Ad Atambua, cittadina a  maggioranza cattolica, dimostranti sono scesi in piazza e hanno fatto irruzione nel carcere locale liberando 200 prigionieri; di questi solo 20 finora sono rientrati. Presi d'assalto con sassi anche la casa e l'ufficio del procuratore locale. I manifestanti protestavano contro l'esecuzione dei tre cristiani, portata a termine a Palu, nonostante il coro di critiche e appelli internazionali per salvarli. Il ministro indonesiano per i Diritti umani, Hamid Awaluddin, ha però rifiutato di legare la triplice esecuzione di Palu con gli incidenti di Atambua. "È troppo presto per correlare i due fatti" ha detto.

A raffreddare gli animi ha contribuito anche l'invito alla calma rivolto alla comunità dal vescovo di Atambua, mons. Anton Pain Ratu. Anche a Palu il vescovo Joseph Suwatan, la cui diocesi ha competenza su Sulawesi Occidentale e Centrale, ha chiesto ai fedeli il ripristino dell'ordine pubblico. Robert, il figlio maggiore di Tibo, ha spiegato alle folle: "Mio padre, prima di morire, ha chiesto di non vendicarlo, ha detto che dovevamo perdonare".

Da giorni a Sulawesi centrali e in zone "sensibili" del Paese le autorità hanno potenziato le misure di sicurezza, proprio temendo simili reazioni alla morte dei tre. Organizzazioni religiose, di difesa dei diritti umani e persino esponenti politici ritengono "Tibo e compagni" vittime di un processo iniquo. Ma a nulla sono valse le proteste e gli appelli internazionali. Ieri la Santa Sede ha espresso il proprio dolore per bocca del direttore della sala stampa del Vaticano, p. Federico Lombardi: "Una notizia tristissima e dolorosa. Ogni volta che viene eseguita una pena capitale è una sconfitta per l'umanità". I tre dovevano essere fucilati già lo scorso 12 agosto; un appello dell'ultima ora inviato dal Papa al presidente Susilo Bambang Yudhoyono aveva convinto a rimandare l'esecuzione.

Tibo, Riwu e da Silva erano stati condannati a morte nel 2001, giudicati responsabili del massacro di numerosi musulmani durante gli scontri interreligiosi del 2000 a Poso.

Intanto i famigliari continuano a piangere i propri defunti. Sebbene le autorità abbiano negato i funerali nella cattedrale St. Mary di Palu, come richiesto dai condannati prima di morire, migliaia di fedeli hanno partecipato ad una messa da requiem senza i corpi dei tre. Tibo e Riwu saranno sepolti a Beteleme, Sulawesi centrali, mentre da Silva rimarrà a Palu, per "motivi di sicurezza".

 

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