Jakarta, per l’islam i politici corrotti sono come gli infedeli

Le due principali organizzazioni islamiche moderate del Paese pubblicano il libro: “Chi è corrotto è un infedele”. Per i responsabili del Nahdlatul Ulama, quando un corrotto muore non deve ricevere le preghiere rituali islamiche. La corruzione dilaga tra i politici indonesiani: solo nel 2010, ha causato la perdita di 175 milioni di euro.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – “Chi è corrotto è un infedele”. È il titolo di un libro uscito di recente pubblicato da Nahdlatul Ulama (Nu), la più grande organizzazione islamica moderata del Paese, e da Muhammadiyah, la seconda maggiore organizzazione islamica dell’Indonesia.

 La corruzione è uno dei mali che affligge la politica del Paese. Susilo Bambang Yudhoyono, presidente dell’Indonesia, ha promesso che l’avrebbe sradicata. Secondo l’Indonesian Corruption Watch, la situazione va invece peggiorando: lo Stato ha perso 1000 miliardi di rupie (87 milioni di euro) nel 2009, 2mila miliardi (175 milioni di euro) nel 2010.

 “La corruzione è una pratica grave - ha dichiarato Kiai Haj Masdar Farid Mas’udi, tra i responsabili di Nu - che distrugge la verità religiosa. L’islam la considera un grave peccato”. Dopo la pubblicazione del libro provocatorio, Nu ha fatto un’altra scelta controversa: i corrotti, alla morte, non riceveranno le preghiere islamiche.

 “Lasciamo che i familiari preghino per [i corrotti] - ha dichiarato Kiai Hajj Prof Said Agiel Siradj, leader di Nu - ma non i nostri imam”. Secondo Kiai Hajj Malik Madani, religioso di Nu, la proposta è stata fatta per evitare che l’organizzazione venga accusata di benedire i corrotti. “Questi criminali - afferma Madani - dovrebbero pensare bene al fatto che quando moriranno, non ci sarà nessuno a pregare per loro”.

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