La Chiesa indonesiana rilancia la lotta alle schiavitù moderne: le religiose sono in prima linea

Ad East Jakarta si è svolto un seminario sull’attuazione di pratiche operative standard (Sop) nei centri di accoglienza. Vi hanno preso parte 35 suore, appartenenti a diverse comunità religiose, oltre ad alcuni sacerdoti ed esperti formatori. Suor Kristina Fransiska: “La buona volontà non è sufficiente per portare avanti questa missione umanitaria”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Da anni, la Commissione giustizia, pace e cura pastorale dei migranti (Kkp-Pmp) della Conferenza episcopale indonesiana (Kwi) coordina agenzie umanitarie e organizzazioni ecclesiastiche nella risposta della Chiesa a fenomeni come migrazioni e traffico di esseri umani. Allo stesso tempo, la Kkp-Pmp è impegnata in diverse iniziative per sensibilizzare le istituzioni religiose. L’ultima si è svolta la scorsa settimana ad East Jakarta. Qui ha avuto luogo un seminario di tre giorni, organizzato in collaborazione con la Commissione contro il traffico di donne (Cwtc) e l’Ikatan Biarawati Seluruh Indonesia (Ibsi), l’Associazione delle religiose indonesiane.

P. Eko Aldianto, segretario esecutivo della Commissione, spiega ad AsiaNews che la priorità della Kkp-Pmp è “esortare la Chiesa cattolica a lanciare una campagna nazionale per porre fine alle schiavitù moderne”. “Sono necessarie – prosegue il carmelitano – anche attività per formare i migranti, prima che partano alla ricerca di fortuna in altri Paesi”. Il sacerdote cita anche i programmi messi in atto per promuovere “gesti di amicizia” verso gli immigrati a Ruteng ed Ende, sull’isola di Flores – provincia di East Nusa Tenggara (Ntt).

Al seminario di East Jakarta hanno preso parte 35 suore, appartenenti a diverse comunità religiose, oltre ad alcuni sacerdoti ed esperti formatori. Il tema principale del workshop era l’attuazione di pratiche operative standard (Sop) nei centri di accoglienza. È in queste strutture che da tempo l’Ibsi svolge il suo servizio in favore delle vittime della tratta di esseri umani e della violenza domestica. Suor Kristina Fransiska, passionista originaria di Malang (East Java), dichiara: “Durante la tre giorni di lavori, siamo stati ragguagliate dai nostri partner – come l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) – sui requisiti minimi per rendere i centri un ‘luogo sicuro’ per quanti hanno sofferto queste pratiche”. “La buona volontà non è sufficiente per portare avanti questa missione umanitaria”, conclude la suora.

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