Leader religiosi contro Yudhoyono: inadeguato per fermare corruzione e violenze

In una lettera aperta al popolo indonesiano, cattolici, musulmani, protestanti, buddisti e indù denunciano “silenzio e inerzia” del presidente. L’esecutivo definisce “improprie” le accuse e invita a non mischiare fede e politica. Per i leader religiosi è “dovere morale” denunciare i problemi per il bene del popolo.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Un gruppo di leader religiosi indonesiani critica il presidente Susilo Bambang Yudhoyono per il “silenzio” e l’eccessiva “inerzia” nell’affrontare questioni di cruciale importanza per il Paese: fra le altre, la lotta alla corruzione e il rispetto dei principi sanciti nella Costituzione, compreso il diritto alla libertà religiosa. La nota segue l’ultimo rimpasto di governo deciso dal capo di Stato, dopo giorni di acceso dibattito politico e tensioni all’interno della maggioranza. E l’accusa, respinta al mittente dai capi religiosi, secondo cui le loro denunce alimentano le violenze nella società civile.

La “Lettera aperta al popolo indonesiano” è stata sottoscritta da 11 leader religiosi, fra cui mons. Martinus Situmorang, vescovo di Padang e presidente della Conferenza episcopale, dal prete gesuita e filosofo Franz Magnis-Suseno SJ, insieme a figure di primo piano della comunità musulmana, protestante, buddista e indù. Essi accusano Yudhoyono di eccessivo e colpevole silenzio sulle questioni principali che interessano la nazione, fra cui corruzione e violenze interreligiose. E aggiungono: “la nostra preoccupazione è ancora più forte che in passato”.

Già nel gennaio 2011 un movimento interreligioso aveva espresso critiche aperte all’operato di Yudhoyono; tuttavia, invece di ascoltare le critiche costruttive, il capo dell’esecutivo ha definito “improprie” le accuse e ha invitato i rappresentanti a non mischiare fede e politica. In risposta, essi hanno ribadito che è “dovere morale” dei leader religiosi alzare la voce e denunciare i problemi del Paese, per il bene di tutto il popolo.

Un presidente “politicamente debole”, aggiungono i firmatari del documento, non è in grado di affrontare e risolvere i “problemi gravi e fondamentali” del Paese; essi confermano il giudizio negativo su Yudhoyono e la sua “ignoranza” rispetto a una serie di questioni di primaria importanza: “Non ha senso – concludono i leader religiosi – che il presidente non abbia la minima idea del malaffare legato alla corruzione e non sia in grado di fare nulla per fermarla”.

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