Papua, con cibo e sigarette, mercanti musulmani convertono i cristiani all’islam

Un numero sempre maggiore di tribali della provincia abbraccia la fede di Maometto. Per sacerdoti e missionari è difficile raggiungere comunità e villaggi remoti. Da Java e South Sulawesi, commercianti migranti musulmani si stabiliscono a Papua e, con il pretesto di beni e oggetti, attirano i nativi.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - La provincia indonesiana orientale di Papua, un tempo a larga maggioranza cristiana e cattolica, registra un numero sempre maggiore di conversioni all'islam. La notizia desta stupore e meraviglia fra i fedeli, ma non sorprende i sacerdoti che conoscono bene l'area, la popolazione locale, i problemi che ogni giorno devono affrontare. Soprattutto, il nodo cruciale ruota attorno alle modalità secondo cui viene promossa la missione: le comunità sono spesso abbandonate, i preti riescono a visitarle poche volte l'anno, in alcuni casi solo a Natale e Pasqua;  invece, i mercanti musulmani hanno avviato una presenza stabile sul territorio, forniscono beni di prima necessità, cemento e tabacco e, grazie al commercio, riescono a far breccia anche in materia di fede e convertire i nativi.

L'ultimo caso registrato di conversione risale al 19 febbraio ed è avvenuto nella moschea di Darussalam a Jatibening, East Jakarta. Un tribale Asmat di nome Sinentius Kayimter, originario della diocesi di Timika, a West Papua, ha abbracciato l'islam "ribattezzandosi" Umbar Abdullah Kayimter. Insieme a lui, sono convertiti anche la moglie e il figlio 12enne, Salim Abdullah Siwir. Il caso è documentato dal quotidiano filo-islamico con base a Jakarta Republika Daily. Nei mesi scorsi un leader religioso musulmano di Papua, identificato come Fadzlan Garamathan, aveva riferito della conversione di alcuni locali a Manokwari, capoluogo della provincia di West Papua. Secondo il giornale, i motivi sarebbero in sostanza due: una "ripresa" della cultura locale grazie all'islam e maggiore "sincerità" verso i tribali.

Interpellato da AsiaNews, un sacerdote che ha vissuto per anni nella diocesi di Timika conferma - dietro anonimato - i crescenti casi di conversione fra nativi e tribali di Papua, sempre più attratti dai seguaci di Maometto. Un numero maggiore di migranti musulmani da Java e dalle South Sulawesi si traferiscono a Papua e "lì si costruiscono una nuova vita". Dati non ufficiali riferiscono che oggi il 60% di tutti i cittadini di Papua non è nativo del luogo, ma "straniero". Il restante 40% è nativo della zona e, di conseguenza, cristiano o cattolico. "Ecco perché di fatto - commenta il prete - non si può più affermare che Papua sia un territorio cristiano".

La provincia è caratterizzata da povertà diffusa e arretratezza, sebbene nel sottosuolo vi siano giacimenti e risorse naturali fra cui gas, oro e altri minerali. Le comunità vivono in aree remote, difficili da raggiungere, che i missionari riescono a visitare poche volte l'anno utilizzando aerei ultraleggeri. I musulmani, invece, sono mercanti che si stabiliscono nella zona e aprono chioschi di cibo, oppure cemento o ancora tabacco per sigarette. Un modo per conquistare i favori dei locali, che dipendono vieppiù dai loro rifornimenti per i bisogni di base. Ripensando all'esperienza con i papuani, il sacerdote commenta amaro: "non dimenticatevi mai di portate il tabacco" e aggiunge: "senza sigarette, niente alleluia".

La diocesi cattolica di Timika, a Papua, è formata da 25 parrocchie e almeno 85mila fedeli sparsi nei suoi cinque "territori" in cui è suddivisa: Teluk Cendrawasih, Paniai, Kamu-Mapia, Puncak Jaya, Mimika-Agimuga. Al suo interno operano "solo" 24 sacerdoti, quattro seminaristi e 35 suore. Essa copre il 24% dell'intera provincia di Papua ed  ricompresa in otto distretti: Biak-Numfor, Mimika, Nabire, Paniai, Puncak Jaya, Serui, Supiori, Yapen-Waropen. Per gli spostamenti nelle varie comunità, i preti usano i velivoli messi a disposizione dalla Associated Mission Aviation (Ama).

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