Premio per i diritti umani a sacerdote indonesiano fra i ribelli della Papua

P. Johannes Jonga dal 2001 è parroco nel distretto di Keerom teatro di scontri tra gruppi separatisti ed esercito. Incontra e aiuta i ribelli in fuga e sostiene le popolazioni locali davanti ai soprusi di militari e multinazionali. Il presidente della Indonesian Human Right Commission elogia il suo operato portato avanti “nonostante le minacce degli ufficiali militari”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - P. Johannes Jonga Pr, 51enne sacerdote indonesiano, ha vinto l’edizione 2009 del Yam Thiam Hien. Il prestigioso premio nazionale è attribuito a chi si distingue per l’impegno nella promozione della pace e del rispetto dei diritti e della dignità della persona. P. Jonga, diocesano di Jayapura, viene insignito del riconoscimento per la sua opera tra la popolazione della provincia di Papua.

 

Dal 2001, il sacerdote originario di Manggarai è parroco della chiesa di St. Michael a Waris. La piccola città del distretto di Keerom sorge nella zona di confine con la Papua Nuova Guinea e p. Jonga ha dovuto fare i conti con le tensioni tra i ribelli dell’Organisasi Papua Merdeka (Opm). ed esercito sin dall’inizio della sua missione.

 

Nella provincia di Papua, la più ad est dell’Indonesia, dal 1965 i separatisti dell’Opm chiedono l’indipendenza della regione da Jakarta. Per molti ribelli la regione di Keerom è una zona franca, l’ultimo rifugio prima della fuga oltre confine in Papua Nuova Guinea. P. Jonga negli anni ha incontrato molti di loro costretti a vivere come randagi braccati dai militari. Senza badare alla loro militanza egli li ha soccorsi nel bisogno e soprattutto ha fatto proprie le rivendicazioni delle popolazioni locale davanti ai soprusi dei soldati o di alcune multinazionali.

 

Per la sua opera tra i locali il sacerdote si è attirato addosso le ire di molti militari. Oggi Ifdhal Kasim, presidente della Indonesian Human Right Commission e membro della giuria del Yap Thiam Hien, spiega che p. Jonga ha meritato il premio per il suo “servizio umanitario a favore della popolazione locale nonostante le minacce degli ufficiali militari, soprattutto quando la Papua è stata dichiarata ‘zona di guerra’ a causa delle sporadiche incursioni di gruppi separatisti dell’Opm”.

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