Sciopero a Jakarta: una “mossa politica” che non fa gli interessi del lavoratori

Riduzione dei lavoratori stranieri e aumento del salario del 22% nel 2016 le richieste dei manifestanti. Fonte di AsiaNews: “La gente non vuole gli scioperi ma solo andare a lavorare e portare a casa i soldi. Gli scioperi di massa sono opera di costrizione ai danni degli operai”. Secondo i dati del governo, a causa della “crisi” cinese, negli ultimi giorni andati persi 30mila posti di lavoro.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Ridurre il numero dei lavoratori stranieri; aumentare il salario del 22% nel 2016; stop al reclutamento esterno. Sono le principali richieste rivolte al governo dai sindacati che hanno indetto due giorni fa uno sciopero di massa nelle vie di Jakarta. Secondo gli esperti, la manifestazione è la conseguenza delle difficoltà economiche in cui versa il Paese, con la rupia indonesiana – complice la “crisi” cinese – ai minimi dal 1998 negli scambi internazionali. La dimostrazione, però, è stata accolta con sentimenti discordanti dalla società indonesiana.

Secondo i manifestanti, negli ultimi giorni sono svaniti 100mila posti di lavoro a causa della crisi. I dati del governi confermano, però, che il calo è stato di “soli” 30mila. Uno dei settori più colpiti è quello tessile dove, a causa della debolezza della rupia, il costo del materiale grezzo importato è salito alle stelle.

Una fonte di AsiaNews afferma che la maggior parte della popolazione di Jakarta e delle città vicine pensa che questi scioperi di massa creino solo confusione, congestionando il traffico della metropoli (uno dei peggiori al mondo) e bloccando l’attività finanziaria per qualche ora. I cittadini di Jakarta, continua la fonte, sono stati traumatizzati dagli eventi passati, che spesso sono degenerati in violenze. Lo sciopero indetto per il 2 settembre, quindi, non ha attirato la folla che si attendeva, e la situazione nella capitale è rimasta sotto controllo.

Paulus Suryanta Ginting, dell’Indonesian People Defence Center, afferma che la serrata non è stata un’azione “genuina” a favore dei lavoratori ma una mossa politica organizzata da alcuni gruppi dell’opposizione per contrastare il governo. La manifestazione, aggiunge Ginting, ha posto l’accento sull’odio razzista, in quanto la maggior parte dei lavoratori stranieri provengono dalla Cina. In risposta, il ministro del Lavoro, Hanif Dhakiri, ha affermato che i lavoratori immigrati in Indonesia sono solo 70mila, a fronte di 127milioni di impiegati locali.

I sindacati in sciopero hanno minacciato ulteriori agitazioni se il governo non alzerà i salari entro l’anno prossimo, perché il costo dei beni di prima necessità è aumentato. “Ma un vero sciopero di massa in Indonesia non si può verificare – commenta un’altra fonte di AsiaNews – perché la gente vuole solo lavorare e portare a casa i soldi. Gli scioperi del passato sono stati frutto di costrizioni e minacce ai danni degli impiegati. Gli operai ricevono spesso paga settimanale, per questo non vogliono saltare nemmeno un giorno di lavoro”.

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