Sisma a Java, Chiesa indonesiana: "Aiutare chi aiuta"

In piena attività il Centro di crisi della Conferenza episcopale, intenzionato a "potenziare" la vasta rete di aiuti locali. Grande generosità della stessa popolazione: numerosi i volontari e le raccolte di cibo, denaro e vestiti da tutte le parrocchie del Paese. Sui luoghi del terremoto anche agenzie cattoliche internazionali.

Yogyakarta (AsiaNews) – Di fronte ai danni "enormi" del terremoto a Java e alla lentezza degli aiuti internazionali e governativi, che incontrano gli ostacoli della burocrazia, la Chiesa indonesiana sceglie di "aiutare chi aiuta". È questo il motto delle operazioni di soccorso intraprese dal Centro di crisi della Conferenza episcopale indonesiana (KWI), che al momento ha stabilito il suo quartier generale a Yogyakarta. Da qui il direttore del Centro, p. Ignatius Ismartono, racconta ad AsiaNews i soccorsi della Chiesa e delle agenzie cattoliche alle vittime del sisma, che ha colpito l'isola di Java lo scorso 27 maggio.

"I danni sono enormi – dice il gesuita – la gente ha perso e continua a perdere la propria casa: molte abitazioni risparmiate dalla scossa hanno ceduto nei giorni successivi; al momento quello di cui si ha più bisogno sono tende e strutture per ospitare gli sfollati". P. Ismartono parla di una "grandissima generosità" dall'estero, ma prima di tutto dalle parrocchie e dalle famiglie indonesiane. "Tantissime persone - spiega - stanno mostrando la loro solidarietà con le raccolte di aiuti nelle parrocchie del Paese, ma anche proponendosi come volontari. Tra di loro vi sono studenti, lavoratori, professionisti e intere famiglie". Al momento – rende noto il sacerdote – a nome della Kwi, "abbiamo intenzione di concentraci nel potenziamento di questa rete di strutture e personale locale, attivatasi subito dopo la tragedia". "Aiutare chi aiuta è il nostro intento e il modo più veloce di intervenire" aggiunge.

Grande è la mobilitazione della comunità cattolica da tutta l'Indonesia. Ieri l'arcivescovo di Semarang, mons. Ignatius Suharyo, ha visitato la parrocchia della Beata Maria Vergine e Madre di Dio a Wedi, Klaten, una delle zone più colpite. Qui ha portato aiuti alle vittime e ha assicurato le sue preghiere. Come il presule anche numerosi sacerdoti stanno compiendo"tour di donazioni" per distribuire gli aiuti raccolti nelle rispettive parrocchie.

Nella capitale, durante le messe di domenica scorsa, i parroci hanno invitato i fedeli a fare donazioni agli "sfortunati" connazionali. Dal Comitato caritativo dell'arcidiocesi di Jakarta sono partiti diversi furgoni con le donazioni dirette a Yogyakarta. Da qui, inoltre, numerosi sacerdoti si consultano con i parrocchiani delle zone più colpite a sud della città, per organizzare l'ospitalità dei senza tetto nelle strutture delle varie chiese locali.

Pronta risposta all'emergenza è arrivata anche dal Volunteers Link for Humanity, diretto dal gesuita p. Sandyawan Sumardi e da gruppi della Chinese Indonesian Association (Inti), che ha messo a disposizione 13 dottori e un'ambulanza e inviato cibo, latte e medicinali.

Intanto a Yogyakarta, p. Ismartono sta incontrando i responsabili delle varie agenzie cattoliche internazionali, impegnate a valutare come contribuire agli aiuti. Sul posto si trovano già operatori della Caritas internationalis e del Catholic Relief Services; quest'ultimo ha stanziato 200 mila dollari per il primo intervento e ha iniziato a distribuire tende e cibo tra i sopravissuti. Operazioni di soccorso sono state lanciate anche dalla World Vision a Jakarta e da altre organizzazioni cristiane come la Salvation Army e il Church World Service.

L'Indonesia è il più grande Paese musulmano del mondo: su oltre 245 milioni di abitanti, i fedeli dell'Islam sono l'88%, i cattolici rappresentano il 3%. (MH - MA)

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