Studiosi islamici contro i trans nei saloni di bellezza per donne

Secondo il Bahtul Masa’il transessuali e travestiti sono uomini e non possono toccare i capelli delle signore, se non vi sono vincoli di sangue o matrimoniali. Il Mui preferisce non commentare la vicenda. Il 25% dei waria lavorano nei centri di bellezza. Essi parlano di norma discriminatoria che “relega ai margini della società”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Un gruppo di esperti di legge islamica – appartenenti al Bahtul Masa’il – ha lanciato una fatwa contro i transessuali e i travestiti indonesiani. Gli studiosi, in rappresentanza di 125 istituti delle province di Java e Madura Island, hanno stabilito che i trans-gender vanno considerati maschi a tutti gli effetti e per questo “non possono tagliare o acconciare i capelli delle donne” che frequentano i saloni di bellezza, “se non vi sono legami di sangue o vincoli matrimoniali”. Bocche cucite, invece, fra i leader del Consiglio degli ulema indonesiani (Mui), che rispondono con un laconico: “no comment”.

 

In Indonesia i pesantren sono istituti educativi retti da esperti di legge islamica e la loro fondazione risale al 1930. Ne esistono migliaia in tutto il Paese – soprattutto a Java – e spesso intervengono in merito a fatti o eventi di attualità. Il più famoso dei gruppi è il Nahdlatul Ulama (Nu), ma nel recente passato si è distino il Bahtul Masa’il per una serie di iniziative controverse fra cui il bando alle foto pre-matrimoniali, la fatwa contro Facebook e il fumo nelle donne gravide.

 

Questa volta nel mirino dei leader islamici di Java e Madura Island sono finiti i travestiti e i transessuali, che non possono toccare i capelli delle donne – un gesto definito haram – se non vi sono vincoli di sangue o legami familiari. “I capelli appartengono alla sfera più intima e sono fra gli organi che vanno coperti con maggior cura” afferma Abdul Manan, e “nessun transessuale [e travestito] è autorizzato a toccare organi vitali di una donna, se questa non è la moglie”. Egli precisa che la norma deriva dalla legge islamica, che considera i waria – i transgender, in Indonesia – appartenenti al sesso maschile.

 

Il Consiglio degli ulema indonesiano (Mui) preferisce non commentare la vicenda. I leader Mui del West Java minimizzano, spiegando che “non è una questione importante, che valga la pena commentare”.

 

In risposta, transessuali e travestiti hanno inscenato manifestazioni di protesta, sottolineando che la norma è discriminatoria e rischia di relegare “ai margini della società” una categoria già vittima di difficoltà. Secondo i dati forniti da Irma Subechi, di Surabaya Transvestites Association, il 25% dei 670 waria lavorano nel mondo dello spettacolo o nei saloni di bellezza.

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