Terremoto a Java, le vittime più dimenticate: neonati e bambini

I soccorsi procedono a rilento: mancano latte e vestiti per i piccoli sopravvissuti. Ancora pochissime le tende: i sopravvissuti dormono sotto gli alberi dei cimiteri, lungo i bordi delle strade in ripari improvvisati o in stalle per animali.

di Mathias Hariyadi

Yogyakarta (AsiaNews) –  I bambini nelle zone terremotate di Java sono "vittime" di aiuti, che non rispondono ai loro bisogni. La denuncia è dei sopravvissuti al forte sisma, che il 27 maggio scorso ha sconvolto la zona a sud di Yogyakarta, l'antica città reale in Indonesia. Secondo il ministero degli Affari sociali a Jakarta, le vittime sono salite a 5427. Mobilitate squadre e agenzie di soccorso nazionali e internazionali, che con lentezza stanno arrivando nelle zone colpite; ma gli interventi non sembrano sufficienti.

La signora Suseno, abitante di Pesu - sotttodistertto di Wedi, Klaten – spiega che "i bambini sono affamati e soffrono di freddo e problemi respiratori". Molti degli aiuti arrivati, continua, consistono in cibo e abbigliamento non adatti ai più piccoli. "Servono latte, omogeneizzati e vestiti della loro taglia" aggiunge la donna. Testimoni oculari raccontano di bambini disperati che chiedono cibo ai passanti. Al momento non è il denaro l'esigenza più immediata. Della stessa opinione anche un abitante di Jetis, reggenza di Bantul: "I miei figli hanno bisogno di vestiti, indossano la stessa maglietta da tre giorni".

Mancano anche tende nelle zone terremotate: le ultime cifre ufficiali parlano di 200 mila senza tetto e oltre 15 mila edifici crollati tra Bantul, Klaten, Sleman, Yogyakarta, Kulonprogo e Gunung Kidul. Gli sfollati sono costretti a ripararsi dal sole sotto gli alberi dei cimiteri; altri scelgono di dormire ai bordi delle strade principali sotto tettoie improvvisate con stoffe lacerate. Alcuni raccontano che per proteggersi dalla forte pioggia, che continua a cadere si sono sistemati in stalle per mucche.

P. Drajad Soesilo, gesuita, è arrivato a Gantiwarno per portare gli aiuti raccolti nella sua parrocchia di Danan. "Qui - racconta - la situazione è desolata: i sopravvissuti cercano di sopravvivere con ogni mezzo, mangiano quello che trovano e bevono acqua piovana". Agung Nugroho, un insegnante di Jakarta originario di Gantiwarno, è tornato a casa dopo aver ricevuto la notizia della tragedia. "Non possiamo fare altro che accogliere a braccia aperte gli aiuti che arrivano, la vita quotidiana è durissima oggi: anche chi prima stava bene ora non possiede più nulla".

L'angoscia dei sopravvissuti è alimentata dalle condizioni del vulcano Merapi - a circa 70 km dall'epicentro del sisma del 27 maggio - la cui attività ieri è tornata ad aumentare dopo qualche giorno di tregua.

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