Tsunami: la ricostruzione di Aceh e Nias bloccata dalla corruzione

Oltre 97 miliardi di rupie scomparse nelle mani dei rappresentanti governativi. I cristiani di Nias si lamentano per la mancata costruzione di case e di infrastrutture economiche. Oggi a Banda Aceh una cerimonia sobria per ricordare le 167 mila vittime.

di Benteng Reges

Jakarta (AsiaNews) – A due anni dallo tsunami e a  più di un anno e mezzo dall’inizio della ricostruzione, Aceh rimane un vasto cantiere che attende di completare il suo sviluppo. Il 26 dicembre 2004, il terremoto e l’onda anomala hanno causato la morte di più di 167 mila morti , oltre mezzo milione di senza tetto e milioni di sfollati. Oggi, su oltre 120 mila case necessarie, sono stati approntati solo 57 mila alloggi permanenti e 15 mila temporanei.


Il ritardo è in parte dovuto all’inflazione: il costo della ricostruzione, calcolato a 4 miliardi di euro, ormai è giunto a 6 miliardi. Ma il problema più scottante è la presenza di “irregolarità, frodi e mancanza di coordinamento”, come denunciato anche dall’Indonesian Corruption Watch (Icw). Firdaus Ilyas, direttore dell’Icw ha chiesto all’Agenzia governativa per la ricostruzione di Aceh e Nias (Brr) di lavorare con più decisione e più velocemente per ricostruire il Nord Sumatra. Ma ha sottolineato che “la corruzione dovrebbe essere affrontata con misure più serie”. Secondo l’Icw, almeno 97 miliardi di rupie  (oltre 8 milioni di euro) sono sparite nelle mani dei gestori della Brr.

 

In un Paese dove la corruzione la fa da padrone, il presidente Susilo Bambang Yudhoyono, aveva affidato la presidenza della Brr a Kuntoro Mangkusubroto, famoso per la sua alta moralità. Eppure anche lui sembra impotente. Diverse ong hanno denunciato che le ditte locali continuano a costruire case senza sicurezze antisismiche, in una zona dove vi sono terremoti ogni settimana. Le dotazioni di sicurezza entrano però nel prezzo pattuito e le ditte intascano i fondi stanziati.

 

Fra le zone meno aiutate vi è l’isola di Nias, la cui popolazione è in maggioranza cristiana (Aceh è invece a predominanza musulmana). Giorni fa i cristiani di Nias hanno criticato la Brr per non aver costruito né case, né strutture pubbliche nell’isola. Anies Baswedan, rappresentante dell’Indonesian Survey Institute (Lsi), ha dichiarato che “fra i sopravvissuti di Nias vi sono molte lamentele, dato che l’isola non è ancora risorta dalle macerie”.

 

A Medan, la capitale provinciale del Nord Sumatra, Effendi Pandjaitan, il capo di una ong locale ha sottolineato che l’urgenza di Nias è anche quella di dare strumenti di riabilitazione economica agli abitanti. Egli ha detto che il governo dà poca importanza nella ricostruzione delle piantagioni agricole di gomma, cacao e cocco, basi economiche importanti per la ripresa della vita.

Oggi a Banda Aceh il secondo anniversario della tragedia viene ricordato con una cerimonia molto sobria.

 

Anche il sistema di allarme anti-tsunami è ancora mancante. Il governo aveva promesso 6 punti di allarme nella capitale Banda Aceh e nella vicina città di Aceh Besar, ma finora è stato eretto solo un punto. Lo scorso anno un altro punto di rilevamento è stato messo a Cot Langkeumeuh, ma esso non funziona.

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