Ulema indonesiani: moschee negli hotel di Madura "per combattere il vizio e l’immoralità"

Il portavoce Mui dell’isola vuole per legge la presenza di spazi per il culto nei resort e negli alberghi. Un modo per preservare la purezza e le tradizioni musulmane, minacciate dal flusso turistico proveniente da Java. In un manuale verranno illustrati i passaggi per la costruzione di una perfetta “mushola”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - Gli hotel, i resort turistici e i luoghi di vacanza devono avere un'impronta sempre più "islamica" e mettere a disposizione dei propri ospiti una piccola moschea, o comunque uno spazio dedicato per la tradizionale preghiera musulmana. È questa la nuova "campagna" lanciata dalla sezione di Madura, isola della provincia di East Java, del Consiglio degli ulema indonesiani (Mui), famosi già in passato per iniziative controverse e fonte di polemiche all'interno della società civile. Finora la pratica di allestire una sala dedicata al culto non era né richiesta e tantomeno obbligatoria; tuttavia, negli ultimi anni è diventata una "pratica comune" e per i movimenti estremisti dovrebbe essere introdotta per legge.

Di recente il Mui di Madura ha rilanciato la proposta, chiedendo a tutti gli hotel e gli alberghi dell'isola di allestire all'interno una "mushola" (una piccola moschea, ndr), dove gli impiegati delle strutture e i clienti possano ritirarsi in preghiera. La richiesta dovrebbe diventare vincolante, se verrà approvata la proposta di legge formulata dagli stessi islamisti.

Ali Rahbini Abdul Latief, portavoce Mui a Madura, spiega che verrà presto diffuso un manuale con le indicazioni per la costruzione di una "mushola" a regola d'arte; gli hotel potranno quindi conoscere le norme cui attenersi per la progettazione della struttura e la mobilia con la quale allestire gli interni. E qualcuno dovrà garantire l'apertura, ogni volta che vi sarà il richiamo alla preghiera.

Il leader Mui aggiunge che la richiesta è della "massima urgenza", perché bisogna salvaguardare la natura, i costumi e le tradizioni "islamiche" dell'isola di Madura, prima che siano corrotte o perdute. Egli spiega che la costruzione del ponte di Suramadu, che collega l'isola con la più grande Java, ha "causato" un flusso di persone che è fonte di "disturbi della morale", che potrebbero stravolgerne per sempre l'anima pura e originale.

Da ultimo, il portavoce Mui spiega che gli hotel non hanno avanzato obiezioni a una proposta che mira solo a salvaguardare la connotazione musulmana dell'isola. E se l'idea funziona, potrebbe anche "essere applicata nella provincia di East Java". È ora di dire basta, conclude il leader islamico, all'associazione di idee secondo cui alberghi e hotel sono luoghi peccaminosi, dove si consumano rapporti sessuali e pratiche contrarie al costume, alla morale e alle tradizioni musulmane.

L'Indonesia è la nazione musulmana più popolosa al mondo e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le minoranze, siano essi cristiani, musulmani ahmadi o di altre fedi. In questi anni, le autorità hanno ceduto più volte di fronte alle pressioni del Mui che svolge un ruolo di "osservatore" dei costumi e della morale nell'arcipelago. Ad Aceh, regione in cui governano i radicali islamici, le donne non possono indossare pantaloni attillati o minigonne. Nel marzo 2011 il Mui si è scagliato contro l'alzabandiera "perché Maometto non lo aveva mai fatto"; prima ancora aveva lanciato anatemi contro il popolare social network Facebook perché "amorale", contro lo yoga, il fumo e il diritto di voto, in particolare alle donne.

 

 

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