Un impianto nucleare "illecito" per il Corano

Il governo progetta un impianto nucleare nel Java centrale. Esperti dicono che la zona non è idonea perché a rischio sismico. Intervengono i principali gruppi e leader islamici che definiscono il progetto “illecito” per il Corano. Il monito del Consiglio degli Ulema.

di Mathias Hariyiadi

Jakarta (AsiaNews) – Dura opposizione di leader islamici al progetto del governo di creare un impianto nucleare per produrre energia elettrica presso Muria a Jepara (Java centrale). I problemi tecnici sono trattati come questione religiosa e la protesta è cresciuta dopo che il 10 settembre un’esplosione, forse per un errore in un esperimento, ha distrutto l’80% del centro di ricerca nucleare di Serpong (Jakarta).

La Nahdlatul Ulama (Nu), maggiore organizzazione islamica del Paese, da settimane ha dichiarato l’impianto “haram” (illecito) secondo i precetti del Corano. All’opposizione ha aderito Abdurrahman “Gus Dur” Wahid, carismatico presidente indonesiano dal 1999 al 2001 e leader della Nu per oltre 10 anni.

“Sostengo con forza – ha detto il 10 settembre a Jakarta – i leader del Nu di Jepara nella ferma opposizione a quel progetto nucleare”. Si dice favorevole all’uso civile del nucleare, “ma la zona di Muria non è idonea, c’è un forte rischio di terremoti”. “L’istituto Geofisico e meteorologico indonesiano dichiara in un rapporto ufficiale che Java non è luogo idoneo per impianti nucleari. Il governo dovrebbe attenersi a questo rapporto”. Ha minacciato di guidare una marcia di protesta. Una manifestazione di migliaia di persone è stata già organizzata dal Nu a Jepara all’inizio del mese.

Anche Emmy Hafild, direttore di Greenpeace per la zona, rileva i grandi rischi ambientali per il progetto, che ha espresso anche in “una lettera inviata al presidente Yodhoyono perché fermi il progetto”.

Ma Ma’ruf Amin, capo della Commissione per la dottrina islamica del Consiglio indonesiano degli Ulema, massima autorità morale musulmana del Paese, avverte contro un uso inopportuno dell’islam in questioni non religiose. “Non bisogna – ha detto – fare dichiarazioni troppo facili di haram su simili questioni”. Esperti osservano che lo stesso Consiglio ha, tuttavia, più volte classificato haram questioni politiche simili.

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