Vescovi indonesiani contrari alla legge che legalizza aborto terapeutico e nei casi di stupro

Con la proposta di Legge No.61/Anno2014, il ministero della Sanità intende legalizzare l’interruzione di gravidanza per casi specifici. Dopo mesi di discussioni, nella vicenda interviene la Conferenza episcopale. Per i prelati ogni atto contrario alla vita non può avere “legittimazione morale”. Nei casi di violenze sessuali essi richiamano le parole di Giovanni Paolo II.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - Dopo sei mesi di dubbi e discussioni, la Conferenza episcopale indonesiana (Kwi) è intervenuta per fare chiarezza sul tema dell'aborto, in particolare nei casi estremi di gravidanza frutto di violenza sessuale o di rischio immediato per la vita della madre. Con una nota ufficiale, i vescovi sconfessano la proposta di legge governativa che intende legalizzare la pratica per alcune "cause particolarmente significative". Rivolgendosi alla comunità cattolica, e in particolare ai medici e alle operatrici sanitarie, i prelati ricordano il valore supremo della vita umana, che va difesa con forza di fronte agli attacchi di cui è vittima; nel mirino le nuove disposizioni che vorrebbe introdurre il ministero della Sanità, figlie di presunte idee "illuministe", ma che si traducono palesi violazioni del diritto supremo di nascere che è insito in ciascun feto. Del resto, ai tempi della guerra in Bosnia, Giovanni Paolo II ha più riprese ha esortato le donne vittime di stupri a non abortire: "I vostri figli - ha ricordato il Pontefice - non sono responsabili dell'ignobile violenza che avete subito. Non sono loro gli aggressori".

In Indonesia la pratica dell'aborto è illegittima e illegale. Qualsiasi forma di interruzione della vita, fin dal suo concepimento, viene punita dal codice: tanto i medici, quanto i pazienti sono sottoposti a indagine giudiziaria. A dispetto di quanto prevede la legge, gli aborti sono praticati in gran segreto e le le ragioni più varie: gravidanze indesiderate, frutto di rapporti extra-coniugali o di relazioni fra giovanissimi, in seguito a violenze sessuali, o perché il feto presenta "difetti fisici" di varia natura. Tuttavia, in tutto il Paese non vi è una casistica certa perché nella maggior parte dei casi queste pratiche abortive sono eseguite all'interno di "comunità" chiuse e limitate. 

Dopo mesi di discussioni e confronti fra sacerdoti, comunità dei fedeli, teologi e filosofi della morale, i vescovi sono intervenuti con una nota ufficiale. Firmata dal presidente Kwi mons. Ignatius Suharyo e dal segretario generale mons. Johannes Pujasumarta, essa intende inviare un messaggio "forte e chiaro" contro la proposta di Legge No.61/Anno2014, incentrata sulla Salute riproduttiva. In prima istanza, i vescovi ribadiscono che "ogni essere umano ha il diritto di vivere, per il solo fatto di avere una vita [propria]" e che essa va difesa e protetta perché frutto della creazione divina.  

I prelati sottolineano che solo Dio ha il potere e la legittimazione per disporre della vita di un essere umano. Gli uomini, aggiungono, non hanno il diritto di porre "fine" alla vita, e come ricorda il libro dell'esodo essi non dovranno uccidere. E questa difesa della vita inizia fin dal concepimento, all'interno del ventre materno. "La Chiesa ha sempre mostrato un grande e forte rispetto per la vita umana - avvertono - sin dai primi passi; ecco perché la vita va sempre difesa e protetta". E qualsiasi gesto o atto che sia minaccia, diretta o indiretta, alla vita "non può avere una legittimazione morale". 

La nota della Kwi si sofferma poi sulle disabilità fisiche e le malattie, che "non riducono la dignità" della vita umana; ecco perché l'aborto per disabilità fisiche "non è secondo morale e va respinto con forza". Vi è poi il caso di gravidanze frutto di violenze sessuali, che sono di per sé causa di "traumi" nella vita "delle vittime". I vescovi chiedono al  riguardo "sostegno morale" e vicinanza alle vittime, nei gesti e con la compassione, affinché possano "riacquistare una loro vita, normale e felice". Ma questa legittima aspirazione, avvertono, non può certo passare attraverso l'atto di mettere "fine" a una nuova vita. 

L'embrione, concludono i vescovi, è forse la forma più debole e indifesa di vita umana, perché non è ancora in grado di manifestare sensazioni o sentimenti; tuttavia, Dio esorta la Chiesa a difendere i deboli, i poveri, gli emarginati, le persone più deboli. "Ecco perché l'embrione va difeso e protetto" e, secondo quanto prevede il Diritto Canonico, chi si macchia del crimine dell'aborto è "automaticamente scomunicato". 

 

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000