Vescovo di Padang: morale e libertà religiosa usati da Jakarta per giochi politici

Monito di mons. Situmorang contro l’uso della religione per tornaconto personale a fini elettorali. Il prelato chiede maggiore attenzione alla giustizia sociale, al benessere e alla sicurezza delle persone. La risposta del governo è “pigra” e la Chiesa non può restare “in silenzio”, ma deve dar voce alla “coscienza morale”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – I governanti sfruttano la religione e le comunità religiose per “tornaconto politico personale” o a beneficio “del proprio gruppo”; essi guardano alla libertà di religione come a una mera “opportunità”, valutando solo gli “aspetti rituali” e non la scelta “personale” e intima che è alla base della fede. È il duro monito di mons. Martinus Dogma Situmorang, vescovo di Padang, che spiega ad AsiaNews i motivi dell’impegno sociale della Chiesa in Indonesia e della campagna di sensibilizzazione promossa verso l’esecutivo e il presidente Yudhoyono, finora interessati solo ai “giochi politici”. 

 

Nelle scorse settimane leader cattolici e protestanti hanno criticato la posizione del governo in materia di religione e politiche sociali. Un incontro fra il presidente Susilo Bambang Yudhoyono, esponenti di primo piano dell’esecutivo e rappresentanti della Chiesa non ha garantito risposte “soddisfacenti”; la Conferenza episcopale indonesiana (Kwi) e il vescovo di Padang – di etnia Batak – hanno voluto rappresentare una “voce critica” per migliorare la realtà del Paese.

 

Mons. Situmorang accusa la classe dirigente di guardare alla libertà religiosa come a una “opportunità”, di vedere solo le “cerimonie rituali”, trascurando l’aspetto “personale”. I politici sono più interessanti a promuovere una idea personale di “morale”, piuttosto che incoraggiare “la giustizia sociale, il benessere e la sicurezza delle persone”. Infine, essi manipolano la religione e i gruppi religiosi “guardando agli interessi personali o ai benefici del gruppo” di riferimento. Il prelato spiega che questi comportamenti evidenziano “l’errata interpretazione dell’elemento chiave della nostra Costituzione e dei Pancasila”, che garantiscono la libertà religiosa.

 

Il prelato bolla come “pigra” la risposta del governo ai problemi sociali e sottolinea come essa sia “parte del problema e non della soluzione”. I politici, sottolinea, sono troppo impegnati a “promuovere l’immagine di una buona politica”, ma negano “i problemi reali della società”. In realtà il giudizio di buon governo deve vertere non sul “modo di pensare” e di proporsi ai cittadini, ma “sul servizio reso alla popolazione, sugli sforzi attuati per promuovere il benessere sociale…la giustizia…l’interesse nazionale che porta l’Indonesia a essere una società multi-culturale”.

 

Il vescovo di Padang precisa infine che la Chiesa non è mai rimasta “in silenzio”, ma ha sempre “osservato con attenzione” la realtà e ha cercato di fronteggiare i problemi in campo educativo, sanitario, ambientale, lavorativo e sul versante del dialogo interreligioso. In Indonesia è in atto una “crisi morale”, conclude mons. Situmorang, unita a una crescita dell’intolleranza a sfondo confessionale: la Chiesa non può restare in silenzio e ignorare quanto accade all’interno della società. “Per questo – chiosa il prelato – ho voluto dar voce alla coscienza morale, un problema che riguarda non solo i vescovi, ma tutti i cattolici indonesiani”.  

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