Asean, la presidenza malese: 'Scienza pietra miliare dell'unità'

Mahaletchumy Arujanan - accademica di fama mondiale - ad AsiaNews: Kuala Lumpur ha un'opportunità unica "per sfruttare il potenziale dei 10 Paesi membri". Per il 2025 indicato il tema "Inclusività e sostenibilità". L'esperienza malese nei campi di biotecnologie, energie rinnovabili e agricoltura può guidare una trasformazione tecnologica.

di Joseph Masilamany

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Dall’inizio del mese la Malaysia ricopre la presidenza di turno per il 2025 dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico), gruppo di 10 Stati - oltre al reggente: Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam - nato nel 1967 per promuovere la cooperazione e l'assistenza reciproca. Kuala Lumpur, che ha ricevuto il testimone dal Laos, “in quanto leader emergente nel settore tecnologico, si trova in una posizione unica per sfruttare questo potenziale tra i Paesi membri”, ha detto ad AsiaNews la dott.ssa Mahaletchumy Arujanan, direttrice esecutiva del Biotechnology Information Centre (MABIC). Il ruolo della Malaysia può non essere meramente formale e non incisivo.

Il tema scelto dalla Malaysia per il turno annuale è “Inclusività e sostenibilità”. Anche il primo ministro Anwar Ibrahim aveva annunciato l’inizio di “una nuova era”, affermando che le azioni messe in campo guarderanno al 2045. La garanzia di pace, stabilità e sviluppo ha animato fin dall’inizio le iniziative del blocco, che conta oltre 660 milioni di persone e comprende alcune delle economie più dinamiche al mondo. Le quali posso godere di un’area economica di libero scambio, con accordi stretti con Australia, Nuova Zelanda, Cina, Corea del Sud e Giappone. Alla Malaysia si presenta quindi l’occasione di guidare l’ASEAN nell’innovazione e nel progresso tecnologico.

Secondo Arujanan, l'esperienza della Malaysia in settori come le biotecnologie, le piantagioni, le energie rinnovabili, l'intelligenza artificiale e in quello manifatturiero possono fungere da base e catalizzatore per rafforzare la scienza, la tecnologia e l'innovazione (STI) e guidare i Paesi membri ad abbracciare un nuovo tempo di trasformazione tecnologica. La dott.ssa Mahaletchumy Arujanan è riconosciuta come scienziata internazionale ed è stata inserita nell'elenco delle cento persone più influenti nel campo delle biotecnologie da “The Scientific American Worldwide View: A Global Biotechnology Perspective Journal”.

Per la presidenza malese una priorità fondamentale dovrebbe essere la promozione dello scambio di talenti e conoscenze. Infatti, i programmi di scambio di studenti e talenti in tutta l'ASEAN possono svolgere un ruolo fondamentale nella creazione di una forza lavoro qualificata pronta ad affrontare le sfide del futuro nella regione. “Questo scambio non solo arricchirebbe i partecipanti, ma favorirebbe anche un senso di unità e di condivisione di intenti all'interno dei Paesi membri dell’ASEAN”.

La direttrice del Biotechnology Information Centre ha aggiunto: “Allo stesso modo, le iniziative di trasferimento tecnologico possono garantire che i progressi non siano limitati a una sola nazione, ma vadano a beneficio dell'intera regione”. Auspicando quindi una contaminazione tra i Paesi membri, soprattutto per quanto riguarda il progresso tecnologico. “Possiamo istituire programmi di laurea comuni e iniziative di ricerca condivise facilitando la collaborazione tra le università. Tali collaborazioni eleverebbero la qualità dell'istruzione e della ricerca nell'ASEAN, facendone un centro di potere globale per l'innovazione”.

Arujanan ha anche sottolineato che un'altra area cruciale è l'armonizzazione dei regolamenti tra gli Stati membri, perché “quadri normativi divergenti” spesso agiscono come barriere al commercio e all’innovazione. “Un approccio unificato alle normative STI non solo ridurrebbe queste barriere, ma migliorerebbe anche la solidità della ricerca e sviluppo nella regione”, ha dichiarato ad AsiaNews. “Standardizzando le politiche, possiamo creare un ecosistema in cui l'innovazione prospera e le imprese possono scavallare senza problemi i confini. Si potrebbe trattare, tra l'altro, di normative relative a biosicurezza, biorisanamento, prodotti farmaceutici, nuovi alimenti, aviazione e tecnologia spaziale, fintech, cybersicurezza e mobilità intelligente”.

Secondo Arujanan, l'ASEAN potrà trarre grandi benefici anche da innovazioni agricole come l'agricoltura intelligente e di precisione, la modificazione genetica e l'editing genetico, l'agricoltura verticale e urbana, l'intelligenza artificiale, l'analisi dei dati e la tecnologia blockchain. “Questi progressi migliorano la produttività, aumentano la sicurezza alimentare e promuovono la sostenibilità. Diversi Paesi stanno già studiando tutte queste innovazioni - ha aggiunto -. Singapore ha avviato il concetto di fattorie verticali; la Malaysia sta studiando in modo pressante l'agricoltura intelligente con catene di approvvigionamento abilitate dalla blockchain e l'IoT, mentre la Thailandia e le Filippine hanno eccellenti programmi di ricerca agricola e di allevamento”.

La dott.ssa Mahaletchumy Arujanan ha suggerito che nell'ASEAN si possono sfruttare le nuove lezioni del Nord globale, soprattutto per quanto riguarda il quadro normativo, le infrastrutture, gli investimenti e la partecipazione pubblico-privata. Sebbene l'ASEAN sia principalmente un hub globale per la produzione di riso, olio di palma e frutti di mare - con Paesi come la Thailandia, la Malaysia, il Vietnam e l'Indonesia che ne sono i principali esportatori -, risente degli effetti del cambiamento climatico, la vulnerabilità della catena di approvvigionamento e la povertà degli agricoltori sono ancora le principali sfide della regione. “È una chiamata all'azione e, dando priorità alla collaborazione, all'armonizzazione e all'innovazione, la Malaysia può guidare l'ASEAN verso un futuro in cui la scienza e la tecnologia sono le pietre miliari della crescita e dell’unità”, ha concluso Arujanan. 

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