Kuala Lumpur, attivisti contro l’adesione ai Brics: minaccia per popolazioni indigene

In una nota congiunta il Defender of Ancestral Lands Sabah (Mopot) e la Sabah and Sarawak Indigenous People’s Alliance (Goass) invocano il rispetto del "consenso informato" delle comunità locali. L’ingresso nel raggruppamento solleva questioni su sovranità e autodeterminazione nel Sabah e Sarawak. Peter John Jaban ad AsiaNews: consultazioni essenziali su “decisioni che hanno un impatto sul nostro futuro”.

di Joseph Masilamany

Kuching (AsiaNews) - Gruppi attivisti pro ambiente e popolazioni indigene del Borneo contro il progetto governativo di aderire ai Brics, il raggruppamento delle economie mondiali emergenti (Cina, Russia, Brasile, India e Sud Africa) guidato da Pechino. In una dichiarazione congiunta il Defender of Ancestral Lands Sabah (Mopot) e la Sabah and Sarawak Indigenous People’s Alliance (Goass) invocano il rispetto del Free Prior Informed Consent (Fpic) sui diritti delle popolazioni indigene nel Paese. Nel mirino l’esecutivo e il premier Anwar Ibrahim, la cui decisione “solleva questioni critiche relative alla ‘sovranità indigena’ e alla ‘autodeterminazione’ nei due Stati del Borneo che ospitano diverse comunità indigene”. 

Andrew Ambrose, in rappresentanza del Mopot, e Peter John Jaban del Goass, hanno sollevato diversi punti di criticità, invitando il capo del governo a “sostenere la sovranità delle popolazioni indigene del Sabah e del Sarawak”. Il premier Ibrahim, proseguono, deve garantire “il loro diritto all’autogoverno e al controllo delle loro terre, del territorio e delle risorse” oltre a rispettare “il diritto delle comunità all’autodeterminazione” e alla scelta dello “status politico”. Queste realtà, affermano i movimenti attivisti, devono poter “perseguire il proprio sviluppo economico, sociale e culturale senza interferenze esterne”.

Per raggiungere l’obiettivo è essenziale aderire ai principi definiti dal Fpic “in tutte le decisioni relativa ad alleanze internazionali come i Brics, assicurando una consultazione significativa con le comunità indigene e i leader” prima che venga preso “qualsiasi impegno” a livello di governo. “Il primo ministro Anwar Ibrahim - prosegue la nota - deve affrontare le ingiustizie storiche, tra cui le pratiche discriminatorie, l’inadeguata condivisione delle risorse e l’emarginazione politica delle popolazioni indigene di Sabah e Sarawak”. Queste, avvertono, devono essere le “priorità” a livello di alleanze e decisioni in tema di politica internazionale e lo stesso primo ministro “deve scusarsi con gli indigeni del Sabah e del Sarawak per 61 anni di negligenza e discriminazione”.

Inoltre, i gruppi attivisti hanno chiesto a Ibrahim, in qualità di capo del governo, di “preservare e promuovere le culture, le lingue e le tradizioni indigene e di salvaguardarle dalle pressioni della globalizzazione e degli interessi economici esterni”. Il primo ministro è stato inoltre invitato a impegnarsi “per la sostenibilità ambientale e la conservazione, in particolare per quanto riguarda i fragili ecosistemi e la biodiversità interni ai territori indigeni, delle acque e dei sistemi alimentari”. In questo senso eventuali accordi e alleanze internazionali non devono “compromettere” le tutele legali esistenti e i diritti umani che rappresentano il primo passo per la salvaguardia delle popolazioni indigene della Malaysia “in particolare nei territori del Borneo”. Interpellato da AsiaNews l’attivista Peter John Jaban spiega: “Il Mopot e il Goass sottolineano che il potenziale ingresso della Malaysia nei Brics non deve minare i diritti e le aspirazioni di autodeterminazione e liberazione delle popolazioni indigene del Sabah e del Sarawak”. “Chiediamo al primo ministro Anwar Ibrahim e al suo governo federale - conclude - di dare priorità alla sovranità indigena, all’autodeterminazione e alla consultazione significativa in tutte le decisioni che hanno un impatto sul nostro futuro”.

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