Kuala Lumpur: critica obbligo certificazione Hahal, deputata cattolica indagata

Nel mirino Teresa Kok, del Partito di Azione democratica parte della coalizione di governo e con sei legislature alle spalle. Il documento risulta sin troppo oneroso per le piccole imprese. Durante l’interrogatorio ha sottolineato di non aver “mancato di rispetto all’islam”.

di Joseph Masilamany

Kuala Lumpur (AsiaNews) - In Malaysia si apre un fronte di scontro attorno alla certificazione degli alimenti, in particolare riguardo la loro conformità ai precetti della fede musulmana. Al centro della controversia la veterana politica cattolica Teresa Kok, deputata per il seggio parlamentare di Seputeh, che è stata interrogata dalla polizia in relazione a un’indagine sui suoi commenti contrari alla certificazione Halal proposta dal Malaysian Islamic Development (Jakim). Parole pronunciate dalla leader cristiana in risposta alle dichiarazioni di Na’im Mokhtar il quale, durante la Conferenza internazionale sul diritto di famiglia 2024 tenutasi di recente a Kuala Lumpur, aveva chiesto la certificazione obbligatoria.

Teresa Kok (nella foto), il cui Partito di Azione democratica è un membro chiave del governo di unità del primo ministro Anwar Ibrahim, aveva chiesto di rivedere la proposta del ministro degli Affari religiosi Mohd Na’im Mokhtar. L’esponente di governo intende infatti rendere obbligatoria la certificazione per tutti i ristoranti, ritenuta però eccessivamente onerosa a causa dei prezzi sin troppo elevati e giudicati insostenibili per le piccole imprese.

Commentando la vicenda, il premier Ankwar ha preso le distanze dalla dichiarazione della Kok affermando che il suo pensiero non è frutto del consenso all’interno del governo di unità. Nei giorni scorsi la polizia ha convocato la deputata cattolica, con sei mandati alle spalle, per registrare una dichiarazione nell’ambito dell’indagine sulle accuse di aver causato un allarme pubblico e generalizzato. La sua colpa sarebbe stata quella di essersi opposta alla proposta del ministro e, al contempo, di aver usato piattaforme online per condividere “contenuti offensivi”.

Il fascicolo di inchiesta contro Kok per le parole pronunciate dovrebbe essere deferito agli uffici del procuratore generale, come ha sottolineato l’ispettore generale di polizia Tan Sri Razarudin Husain. Egli ha poi aggiunto che sono stati convocati i testimoni, fra i quali la stessa deputata, per rendere dichiarazioni registrate che verranno inserite all’intero dell’indagine stessa. Il suo avvocato, Syahredzan, ha dichiarato che è stata interrogata per un’ora e mezza, rispondendo a 20 domande relative all’indagine.

Secondo il legale, la politica cattolica ha voluto sottolineare come l’obbligatorietà della certificazione Halal avrebbe gravato sulle piccole imprese, aumentando i costi di gestione e le difficoltà operative. Da qui l’indicazione di rivedere l’imposizione del vincolo di legge, affermando al contrario che dovrebbe rimanere “volontaria” la scelta di ottenere la certificazione, anche in base alle esigenze di mercato e alla clientela di ciascuna attività. 

In un’intervista ai media locali Kok ha ribadito il suo rispetto per il Dipartimento per lo sviluppo islamico della Malaysia (Jakim) e per la fede musulmana. “Non ho messo in discussione la certificazione Halal, né il ruolo del Jakim, né ho mancato di rispetto all’islam” ha dichiarato al quotidiano locale Sinar Daily. Al riguardo, la deputata cattolica ha ricordato di aver “promosso” lei stessa “la certificazione halal della Malesia sin dal 2008, quando ricoprivo la carica di membro del comitato esecutivo di Selangor per il Commercio, l’industria e gli investimenti”. “La certificazione Halal della Malaysia vanta uno degli standard più elevati al mondo” conclude, specificando di aver “collaborato pienamente con le indagini della polizia” con l’auspicio che “la questione si risolva in modo del tutto pacifico”.

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