Malaysia, ministro della Giustizia appoggia l'abolizione della pena di morte

Per Nazri Aziz "una vita è una vita. Nessuno ha il diritto di privare una persona della sua esistenza, anche se questi è un omicida". Dal 1970 ad oggi, il governo ha condannato a morte 359 persone: 159 detenuti sono in attesa dell'esecuzione.

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) – Il ministro della Giustizia malaysiano si è detto favorevole all'abolizione della pena di morte nel Paese. "Per me – ha detto Nazri Aziz, capo del dicastero legale, durante un'intervista ad un giornale locale – una vita è una vita. Nessuno ha il diritto di privare una persona della sua esistenza, anche se questi è un omicida".

L'affermazione del ministro si riferisce alla campagna lanciata il 17 marzo scorso dal Consiglio nazionale per l'abolizione: "Approvo la proposta – ha aggiunto – ed è un argomento di cui dovremmo discutere a fondo".

Il Consiglio ha lanciato la proposta definendo la pena capitale "barbarica, inumana ed in ogni caso deterrente insufficiente a fermare la criminalità" ed ha chiesto un'immediata moratoria per tutte le sentenze di morte in attesa di essere eseguite.

Per il ministro, questo non è possibile: "La pena di morte fa parte del nostro sistema giuridico da molto tempo. Essa è legata in maniera intrinseca a tutto il sistema sociale: la cosa più probabile è che, dopo attenta discussione su ogni lato del problema, il procuratore nazionale parli al governo a favore dell'abolizione".

La Malaysia è uno dei 76 Paesi che prevedono la pena di morte: essa viene comminata agli omicidi, a chi offende il re ed agli spacciatori di eroina, cocaina, oppio e marijuana. Per il codice penale nazionale, la detenzione di stupefacenti equivale allo spaccio.

Un giudice può emettere a sua discrezione una condanna di morte – che avviene per impiccagione -  anche per crimini come sequestro di persona, associazione a delinquere ed incitamento alla violenza contro l'ordine costituito.

Dal 1970, la Malaysia ha impiccato 359 persone - 40 negli ultimi dieci anni – in maggior parte per crimini legati alla droga. Al momento vi sono 159 detenuti nel braccio della morte.

 

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