Effetti della crisi in Vietnam: crescita ridotta, crollano gli investimenti, disoccupazione

Corruzione, inefficienza e problemi strutturali mettono a rischio l’economia. Hanoi ha promesso riforme, ma il governo comunista è lacerato da conflitti interni. A picco il prezzo delle case, con un meno 50%. In alcuni distretti azzerate le esportazioni di merci. La crescita annuale scende dal 7 al 4%.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Corruzione, inefficienza e problemi strutturali ancora irrisolti mettono a rischio la crescita del Vietnam, finora considerato un Paese emergente nel quale investire, ma che inizia a subire i riflessi della cristi economica mondiale. Il governo comunista ha più volte promesso riforme, ma sembra incapace di risollevare le sorti di una nazione in cui - negli ultimi anni - alti funzionari e leader di partito hanno fatto fortuna, a discapito di una maggioranza  che non ha tratto reali benefici. E i numeri confermano l'allarme: in diverse zone il prezzo delle case è crollato del 50%; i neo diplomati o laureati faticano a trovare lavoro; nel 2012 gli investimenti esteri sono calati del 34% causa instabilità, scarse infrastrutture e aumento dei costi.

A risentire più di tutti dell'effetto della crisi sono le piccole e medie imprese, fra cui le aziende sorte nel villaggio di Bat Trang, distretto di Gia Lam, ad Hanoi. I magazzini si riempiono di merce invenduta e gli amministratori faticano a ricevere finanziamenti per investire in nuovi prodotti e tecnologie. Fra i tanti vale la testimonianza di Phan Anh Duc, imprenditore della zona, secondo cui quattro anni fa "venivano spediti fino a 40 container al giorno", destinati ai mercati d'oltremare, mentre oggi "è tutto fermo".

Intanto la leadership comunista pare più interessata a reprimere il dissenso, arrestando attivisti e membri di congregazioni religiose, in particolare quella cristiana, piuttosto che avviare una seria politica di crescita e riforme. Al momento il cavallo di battaglia governativo è la lotta alla corruzione, con i media di Stato intenti a rilanciare gli arresti di imprenditori e personaggi eccellenti della finanza. Ma il problema è ben più radicato, persino all'interno del partito, e qualche fermo eclatante non basta certo a risolverlo.

Fino al 2010 il tasso annuale di crescita economica si attestava attorno al 7%, partendo dal 2001 quando ha avuto inizio il periodo di massimo sviluppo e facendo sognare un livello di benessere e ricchezza generale simile a quello raggiunto in Corea del Sud e Singapore. Ora però la crescita è di poco superiore al 4% nella prima metà dell'anno e non supererà il 5% per i prossimi due. Un dato da sogno per le nazioni europee, ma una mezza sconfitta per Hanoi, visto che il reddito medio è ancora basso, l'inflazione supera la crescita e permangono carenze strutturali in particolare nelle scuole e negli ospedali.

La banca centrale vietnamita ha immesso credito nel sistema, per garantire la solvibilità degli istituti verso i propri clienti, scongiurando crisi ben peggiori. Tuttavia, resta alto fra gli investitori stranieri il pericolo di una crisi bancaria o una lotta interna al Partito comunista al potere, che finirà per destabilizzare il Paese. E a dispetto di arresti e proclami, per gli esperti regna un'atmosfera di scetticismo circa le reali intenzioni dell'esecutivo di "ripulire il sistema". 

 

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