Hanoi, avvocato cattolico incontra i parenti in carcere e annuncia ricorso contro la condanna

Per la prima volta dall’arresto, nel dicembre 2012, Le Quoc Quan ha potuto parlare “per 30 minuti” con cinque familiari. Egli “non condivide” il verdetto e annuncia il proposito di ricorrere in appello. Dalla cella ha voluto ringraziare cattolici, buddisti e organizzazioni attiviste che lo hanno sostenuto in questi mesi.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Per la prima volta dall'arresto - avvenuto nel dicembre 2012 - l'avvocato e dissidente cattolico vietnamita Le Quoc Quan ha potuto incontrare i familiari in prigione. Condannato nei giorni scorsi a 30 mesi di carcere, egli ha riferito al fratello che la sentenza è "priva di qualsiasi fondamento" e annunciato il proposito di "ricorrere in appello". I vertici della Hoa Lo No. 1 Prison di Hanoi hanno concesso un incontro di circa 30 minuti fra il legale e cinque familiari. Con la chiusura del procedimento di primo grado e la conferma della condanna, le autorità vietnamite hanno concesso ai familiari di Quan "visite regolari a cadenza mensile".

Interpellato da Radio Free Asia (Rfa) al termine dell'incontro, il fratello e attivista Le Quoc Quyet riferisce che Quan "non è certo felice del verdetto" e "non lo condivide". Egli spera ancora "nell'assoluzione con formula piena" e per questo nei giorni scorsi ha depositato la richiesta di appello.

All'incontro in carcere erano presenti - oltre al fratello Quyet - la moglie, la madre e due sorelle più giovani, che hanno potuto parlare con l'attivista e dissidente cattolico "per una trentina di minuti". Dalla prigione, attraverso i suoi parenti, Le Quoc Quan ha voluto ringraziare quanti lo hanno sostenuto in questi mesi, dai cattolici ai buddisti e le organizzazioni internazionali governative e non. "La loro presenza al processo - ha concluso il fratello - lo ha commosso moltissimo".

Per gli attivisti e le associazioni pro diritti umani, dietro la condanna al carcere dell'avvocato cattolico vi sarebbe la sua battaglia contro le persecuzioni a sfondo religioso e le pesanti critiche - sul suo blog - contro il monopolio del Partito unico comunista in Vietnam. Durante il dibattimento in aula egli ha rispedito al mittente le accuse bollandole come "vendetta politica"; egli ha quindi aggiunto di voler continuare la propria lotta contro la corruzione nel Paese.

Fra le figure più importanti e significative dell'attivismo cattolico in Vietnam, più volte fermato e rilasciato dopo brevi periodi, il legale è stato arrestato nuovamente da funzionari del governo vietnamita il 27 dicembre 2012, con accuse pretestuose e false di "frode fiscale" Un atto condannato con forza da moltissime associazioni pro-diritti umani di tutto il mondo. La condanna a 30 mesi di prigione e al pagamento di una pesante multa (56mila dollari) è arrivata il 2 ottobre scorso, al termine di un'udienza lampo durata due ore. A difesa del dissidente, che aveva digiunato e pregato a lungo in vista del processo, sono scesi in campo organizzazioni internazionali, gruppi attivisti cattolici e i rappresentanti delle principali religioni in Vietnam. 

 

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