Hanoi: scarcerato il blogger e attivista Nguyen Van Hai, ha già lasciato il Paese

L’uomo, condannato nel 2012 a 12 anni di prigione per propaganda anti-governativa, è stato prelevato dalla cella, portato in aeroporto e imbarcato su un volo per gli Usa. La famiglia non è stata avvisata della scarcerazione. Attivisti parlano di espulsione e deportazione. Era fra i fondatori del Club giornalisti liberi.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità vietnamite hanno rilasciato un blogger e attivista di primo piano, scarcerato nelle ore scorse e già in viaggio verso gli Stati Uniti. Si tratta di Nguyen Van Hai, meglio conosciuto con il soprannome di Dieu Cay, condannato a 12 anni di prigione nel settembre 2012 per aver promosso una propaganda anti-governativa. Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Marie Harf ha accolto con favore la notizia della liberazione del "prigioniero di coscienza" e ha aggiunto che egli avrebbe "deciso da solo" di lasciare il Vietnam. In realtà, più che un rilascio dovuto a un atto di clemenza, attivisti e gruppi pro diritti umani parlano di espulsione e deportazione dal Paese per un lungo esilio in territorio americano.

Nelle scorse settimane Washington ha lanciato a più riprese appelli al governo di Hanoi, per il rilascio di tutti i detenuti politici nel Paese asiatico. 

L'ex moglie di Hai, Duong Thi Tan, ha dichiarato a Radio Free Asia (Rfa) che l'uomo è stato prelevato dalla cella e subito condotto all'aeroporto, dove è salito a bordo di un volo diretto negli Stati Uniti. La donna aggiunge che la famiglia non è stata avvisata in precedenza della liberazione. 

Ex soldato, Dieu Cay è stato fra i co-fondatori del "Club dei giornalisti liberi" nel 2007, e ha coperto vicende sensibili a livello politico, fra cui casi di corruzione governativa e proteste anti-cinesi contro l'espansionismo di Pechino nei mari. 

Arrestato una prima volta nel 2008, egli è stato fermato e condannato quattro anni più tardi in via definitiva per aver distribuito volantini e altro materiale - assieme ad altri due blogger, condannati rispettivamente a 10 e quattro anni di carcere - contenente informazioni e notizie "contrarie allo Stato". Egli ha sempre respinto le accuse, proclamandosi innocente. 

In Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo nella diocesi di Vinh, dove si è assistito a una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini.

Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato decine di attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". Con oltre sei milioni di fedeli, il cattolicesimo è la seconda religione per importanza e numero di fedeli nel Paese, dopo il buddismo. Da tempo sono in atto controversie con Hanoi, nella maggioranza dei casi per questioni legate a proprietà terriere o beni ecclesiastici che il governo vuole requisire. 

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