Laici cattolici, testimoni sull'esempio dei martiri e dei missionari del Vietnam

Nonostante le difficoltà e le persecuzioni, i fedeli hanno contribuito all'evangelizzazione delle zone più remote e più povere. La Chiesa del Vietnam è la quinta Chiesa dell'Asia. Fra il 17mo e il 19mo secolo vi sono stati centinaia di migliaia di martiri, "i semi della nostra speranza".

di J.B. Vu

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Lo sviluppo della Chiesa vietnamita sarebbe impossibile senza la testimonianza dei laici. Ne è convinto p. Vincent Phạm Trung Thành, superiore provinciale dei Redentoristi in Vietnam.  Ad AsiaNews spiega: "Dopo il 1975 [presa del Vietnam del Sud da parte dei vietcong - ndr] abbiamo avuto molte difficoltà nella nostra missione, ma il numero dei cattolici è cresciuto di anno in anno".

Il controllo statale su preti e vescovi non permetteva loro spostamenti nel Paese e frenava il lavoro di evangelizzazione, ma grazie ai laici, la missione si è diffusa fra i diversi gruppi etnici (montagnards). "Vanno riconosciute - afferma p. Vincent - l'importanza e la necessità dell'impegno dei laici. I gruppi etnici vivono nelle foreste, in aree remote e molto povere. Ma siamo stati capaci di portare avanti la nostra missione. Ancora oggi vi sono montagne e foreste immense, ma la missione verso i gruppi etnici non si ferma".

Secondo i dati ufficiali, i cattolici vietnamiti sono circa 5,6 milioni, pari al 6,87% della popolazione, ma stime non ufficiali parlano di una percentuale intorno al 10%. Essa è la quinta Chiesa dell'Asia, dopo Filippine, India, Cina e Indonesia.

Il primo grande slancio missionario è avvenuto all'inizio del XVII secolo con il gesuita Alexandre De Rhodes, che radunò fino a 6mila cattolici.

"Le nostre chiese locali - continua p. Vincent - sono in debito con i martiri e con gli antichi missionari, come s. Andrea Phú Yên, un giovane che ha lavorato con p. De Rhodes e ha costruito con lui le prime comunità cristiane in Vietnam. In quel primo periodo, i missionari vivevano a servizio della popolazione, in grande povertà. Per la loro missione hanno studiato le culture locali, la lingua, la psicologia del popolo vietnamita. Non discutevano di teorie teologiche o di sociologia, ma partecipavano alle attività della povera gente con la loro vita quotidiana, esprimendo amore l'uno per l'altro".

Lo stile dei missionari del passato è anche quello del presente. Alla fine del 2012, i vescovi vietnamiti, presentando la loro Chiesa alla Fabc (Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche), hanno detto: "I fedeli laici sono molto attivi nel lavoro missionario. Essi hanno cooperato con i pastori e  i religiosi nel costruire la Chiesa, portare la Buona novella a tutti con il loro modo di vivere, il loro comportamento e il loro lavoro insieme agli altri".

Dal 17mo al 19mo secolo diverse centinaia di migliaia di vietnamiti sono stati uccisi a causa della fede. Ma anche i martiri sono ispirazione alla missione. Come si è espresso il cardinale di Ho Chi Minh City alla festa dei martiri, "oggi essi sono i semi della nostra speranza".

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