Si fa più stringente in Vietnam la censura su internet

Bloccati Facebook, BBCVietnamese.com e in genere i siti nei quali si parla di democrazia, libertà, giustizia e pace. Nel Paese sono i “navigatori” sono 24 milioni. Alcuni gestori di internet-cafè riferiscono di aver dovuto istallare un software che permette di di individuare e conservare per 30 giorni le ricrche degli utenti.

Hanoi (AsiaNews) - Si stringe in Vietnam la censura su internet. Nei giorni scorsi, studenti e giovani in genere hanno lamentato che le autorità locali stanno impedendo in tutto o in parte la possibilità di collegarsi con siti come Facebook, BBCVietnamese.com e articoli di stampa vietnamita scritti all’estero. Cattolici di Hanoi hanno detto ad AsiaNews che “sono stati tutti bloccati i siti stranieri che parlano di libertà, democrazia, giustizia e pace”.

 

Attualmente, in Vietnam sono almeno 24 milioni gli utenti di internet. Il 90% degli studenti di Hanoi e Ho Chi Minh City lo utilizzano per le loro ricerche e più del 60% dei giovani e delle persone di mezza età usano internet a casa o negli internet-cafè. Alcuni gestori di tali locali spiegano di aver intrapreso l’attività per guadagnarsi uno stipendio. Ma, il mese scorso, le autorità li hanno costretti a istallare uno speciale software, che ha lo scopo di individuare e conservare per 30 giorni la “navigazione” degli utenti.

 

In alcune interviste, funzionari, quadri, docenti, giornalisti, socialisti e anche educatori che lavorano per il governo, dicono che “in Vietnam non abbiamo ancora avuto il diritto di libera informazione e di parola. Così le ‘persone radicali’ neppure sperano e fanno tentativi sui temi ‘sensibili’, ma divengono moderati per vivere”.

 

Dorothy Chou, esperta di analisi politica di Google, nei giorni scorsi ha analizzato i principi della gestione e dell’uso dei servizi di internet e ha scritto agli operatori di internet di Hanoi che il governo è “capace” di bloccare alcuni siti e di “seguire i percorsi degli utenti di internet”.

 

Una spiegazione della situazione è stata offerta da Nguyen Phuong Nga, portavoce del Ministero degli esteri, secondo la quale, “il 26 aprile 2010, il Comitato del popolo di Hanoi ha emanato la decisione No. 15/2010/QD-UBND sui Principi per la gestione e l’uso dei servizi di internet per gli agenti di internet di Hanoi”. Il testo afferma che “il Vietnam rispetta il diritto di informazione e comunicazione, di libertà di parole e di adempimento delle leggi del Vietnam”. Per alcuni, c’è una mancanza di logica che indica una minaccia del governo alla libertà di pensiero.

 

A Ho Chi Minh City, alcuni riferiscono ad AsiaNews che “le autorità locali hanno bloccato tutti i ‘siti radicali’. Così ora i gestori degli internet-cafè hanno investito in programmi di giochi virtuali violenti, con i quali bambini e giovani passano il tempo, spendendo molti soldi. Vivono in un mondo virtuale e non hanno alcun rapporto con le loro famiglie e le loro comunità”.

 

Il gestore di un punto internet della capitale conferma che, vista l’impossibilità di aprire siti che parlano di democrazia, libertà, giustizia e pace, “per guadagnare ho dovuto investire in giochi, violenti e ingannevoli”.

 

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