Musulmani pakistani: l’11enne disabile cristiana va punita
di Jibran Khan
Leader islamico: nessuno può profanare il Corano. E i fedeli in moschea chiedono l’applicazione della “legge nera”. Appello del vescovo di Islamabad all’unità fra cristiani: stringersi “attorno alla bambina”. Il legale di Apma parla di “faccenda delicata” ma è ottimista: “presto buone notizie”. Famiglie in fuga denunciano l’abbandono del governo.

Islamabad (AsiaNews) - Se è colpevole di blasfemia, la bambina va punita secondo le norme vigenti nel Paese. È questa l'opinione diffusa fra i musulmani in Pakistan, siano essi semplici fedeli o leader religiosi, in merito al dramma della 11enne cristiana disabile, incriminata in base alla "legge nera" nei giorni scorsi.. Al momento la piccola è rinchiusa in un riformatorio - in attesa dell'udienza per il rilascio dietro cauzione - per aver profanato alcune pagine di un libro che riportava versetti tratti dal Corano (cfr. AsiaNews 19/08/2012 Islamabad, 11enne disabile cristiana arrestata per blasfemia; 300 famiglie in fuga). Interpellato da AsiaNews sulla vicenda lo studioso Mehmood Ahmed Khan, membro dell'Islamic Ideology Council (Iic), sottolinea che "Rimsha è minorenne, ma se è mentalmente stabile e ha commesso il crimine, bambina o no va punita". E aggiunge: "nessuno può permettersi di profanare il Corano".

Diverse organizzazioni per i diritti umani, fra cui la Masihi Foundation e Life for All,  assieme alla Chiesa cattolica pakistana hanno annunciato una manifestazione per domani 25 agosto a Lahore, per chiedere la liberazione di Rimsha Masih - questo è il nome della bambina, arrestata con l'accusa di blasfemia - che rischia fino all'ergastolo. Il fatto è avvenuto il 17 agosto scorso nell'area di Umara Jaffar, settore G-12 di Islamabad, dal quale proviene la famiglia della minorenne. In risposta, una folla di musulmani locali - aizzati dagli imam - hanno attaccato la comunità cristiana costringendo centinaia di famiglie alla fuga.

Mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad-Rawalpindi, sottolinea che "è tempo che tutta la comunità cristiana si unisca e si stringa attorno alla bambina. Domenica - aggiunge il prelato - faremo sentire la nostra voce a suo sostegno". Intanto la All Pakistan Minorities Alliance (Apma) ha nominato il parlamentare Tahir Naveed Chaudhry quale rappresentante legale di Rimsha. Egli assicura che "difenderemo i diritti degli oppressi" ed è stato predisposto "un pannello di esperti per perorare il caso". Si tratta di una "faccenda delicata", conferma l'avvocato, ma si mostra ottimista e promette "presto daremo buone notizie".

Tuttavia fonti Apma affermano che il legale non ha potuto incontrare la bambina in prigione. Ora l'obiettivo resta quello di farla uscire dal carcere e portarla in un luogo sicuro, visto che la grande maggioranza delle morti per blasfemia sono frutto di omicidi extra-giudiziali, anche in carcere sotto lo sguardo dei secondini (cfr. AsiaNews 17/09/2009 Punjab, ucciso in carcere il giovane cristiano accusato di blasfemia). L'ong cristiana World Vision in Progress ha presentato un appello per la cauzione, che verrà discusso il prossimo 28 agosto.

Intanto le centinaia di famiglie cristiane, costrette a fuggire nel timore di attacchi estremisti, accusano le autorità di abbandono e disinteresse, a dispetto dei proclami governativi dei giorni scorsi che assicuravano conforto e aiuto. Islamabad ha annunciato la distribuzione di cibo e aiuti, ma finora "non si è visto nulla" racconta un testimone. Fra la gente regna un clima di "insicurezza" e nessuno "si fida a tornare nelle proprie case". Intanto la polizia ha aperto un fascicolo contro 150 persone, presunti autori dell'assalto al quartiere cristiano della capitale quando si è sparsa la voce del caso di blasfemia.

Fra i musulmani di Islamabad i sentimenti verso la minoranza religiosa sono contrastanti: alcuni sono disposti ad "accettare" il ritorno dei cristiani nelle loro case, altri no. Ma su un punto sono d'accordo i fedeli che si affollano attorno alle moschee della capitale: se la ragazza è colpevole, "va punita secondo la legge". Senza sconti, né attenuanti. 

 

 

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