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    » 15/09/2009, 00.00

    PAKISTAN

    Punjab, ucciso in carcere il giovane cristiano accusato di blasfemia

    Fareed Khan

    Fanish, 20 anni, era stato arrestato il 12 settembre scorso. Per la polizia si tratta di suicidio. Attivista per i diritti umani: “omicidio legalizzato”. Il giorno precedente una folla di estremisti aveva attaccato la comunità cristiana dove viveva il giovane, incendiando la locale chiesa. Fondamentalisti pakistani finanziati da gruppi “caritativi” sauditi.
    Sialkot (AsiaNews) – È stato ucciso la notte scorsa in carcere il giovane cristiano arrestato il 12 settembre – in un villaggio del Punjab – con l’accusa di blasfemia. Ieri gli inquirenti avevano confermato il provvedimento di custodia cautelare a carico di Fanish, 20 anni, per approfondire le indagini. Questa mattina i secondini del carcere distrettuale di Sialkot hanno trovato il corpo del giovane privo di vita e con segni evidenti di ferite.
     
    “È un omicidio legalizzato” accusa Nadeem Anthony, membro della Commissione pakistana per i diritti umani (Hrcp). Condannando “senza mezzi termini” l’ennesimo caso di violenze contro i cristiani, l’attivista spiega ad AsiaNews che “la polizia parla di suicidio: egli si sarebbe impiccato in carcere, ma questo non ha senso”.
     
    Nadeem aggiunge che il giovane “ha subito torture, in seguito alle quali è deceduto”. “Sono visibili – aggiunge – i segni delle percosse e delle ferite sul corpo, come emerge dalle fotografie”. AsiaNews ha ricevuto degli scatti del corpo privo di vita che confermano le ferite inferte, le quali nulla hanno a che vedere con i segni di strangolamento da impiccagione. Il cadavere è a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ne ha disposto il trasferimento all’ospedale civile di Sialkot per l’autopsia.   
     
    Fanish (nella foto, scattata in carcere) era stato arrestato il 12 settembre scorso, con l’accusa di blasfemia. Il giorno precedente una folla di musulmani si era riunita attorno alla chiesa del villaggio di Jaithikey, poco distante dalla città di Samberial, nel distretto di Sialkot (Punjab) per “dare una lezione” alla comunità cristiana. Gli estremisti hanno prima danneggiato l’edificio, poi gli hanno dato fuoco. Gli estremisti hanno  saccheggiato anche due abitazioni adiacenti la chiesa.
     
    Secondo le prime ricostruzioni, all’origine delle tensioni vi era una relazione fra il ventenne cristiano e una ragazza musulmana. Il giovane è stato accusato di aver “provocato” la ragazza e “aver gettato via il Corano che [la giovane] aveva fra le mani”. Padre Emmanuel Yousaf Mani, direttore della Commissione nazionale di giustizia e pace (Ncjp) della Chiesa cattolica, aveva spiegato che “i musulmani non sopportano che una ragazza musulmana si innamori di un cristiano”.
     
    Ieri la Commissione nazionale di Giustizia e Pace aveva espresso “grande preoccupazione” per l’aumento dei casi di violenze contro le minoranze religiose in Pakistan, perpetrate in nome della legge sulla blasfemia. Gli attivisti cattolici chiedono “provvedimenti urgenti” al governo; la profanazione del Corano, ormai, è solo un pretesto per colpire i non-musulmani, sempre più vittime delle persecuzioni dei fondamentalisti islamici.
     
    In un secondo episodio  avvenuto il 12 settembre scorso – ma di cui si è avuta notizia oggi  –  una folla di estremisti, guidata dal leader religioso locale, ha attaccato un insediamento cristiano nella cittadina di Orangi, vicino a Ghaziabad, sobborgo di Karachi (provincia di Sindh). A scatenare la rabbia omicida dei musulmani l’accusa di blasfemia verso un cristiano di nome Lawrence, di 40 anni. La folla ha colpito ripetutamente con pietre e sassi la sua casa e ha tentato di assaltare la chiesa cattolica locale e la comunità cristiana. L’intervento tempestivo delle forze di polizia ha impedito la carneficina. Gli agenti hanno però arrestato Shahkeel, nipote di Lawrence, il quale si è rifugiato in un luogo sconosciuto.
     
    Le violenze dei fondamentalisti islamici pakistani sono alimentate da organizzazioni straniere che finanziano il jihad. Il quotidiano Arab Herald riferisce che un’organizzazione “caritativa” saudita ha devoluto 15 milioni di dollari a un movimento estremista pakistano. Fonti della polizia spiegano che “il Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp) ha in programma una serie di attentati nelle principali città del Punjab”. Obiettivo del Ttp e del movimento Sipah-e-Sahaba Pakistan (Ssp) sarebbe “la locale comunità sciita”.
     
    Fonti di AsiaNews aggiungono che l'organizzazione estremista Ssp, legata ad-Qaeda, è implicata anche negli attacchi contro la comunità cristiana di Gojra, durante i quali sono morte sette persone. Dietro la raccolta fondi per finanziare gli attentati vi sarebbe la mano di Al-Haramain Foundation, organizzazione messa al bando dalle Nazioni Unite perchè implicata nella rete del terrore di Osama Bin Laden.
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