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» 19/08/2012
PAKISTAN
Islamabad, 11enne disabile cristiana arrestata per blasfemia; 300 famiglie in fuga
di Imran Morris
La ragazzina avrebbe bruciato pagine di un libro usato per imparare le basi dell’arabo e del Corano. Secondo il codice penale rischia fino all’ergastolo. Una folla di estremisti ha cercato di linciarla; salvata dall’intervento della polizia. Oltre 300 famiglie cristiane in fuga per timore di nuove violenze. Paul Bhatti lancia appelli alla calma.

Islamabad (AsiaNews) - Una bambina cristiana di 11 anni, affetta da disabilità mentale, è stata arrestata con l'accusa di blasfemia e rischia fino all'ergastolo. Per la prima volta nella storia del Pakistan, la "legge nera" colpisce una minore che ha pure rischiato il linciaggio per mano di una folla di estremisti islamici. Solo l'intervento della polizia, che ha prelevato la piccola, ha scongiurato conseguenze ben peggiori. Intanto la comunità cristiana di Islamabad è sotto shock per la vicenda; centinaia di famiglie che abitavano nello stesso quartiere della minore, affetta da sindrome di down, hanno lasciato le proprie abitazioni nel timore di rappresaglie. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per l'Armonia nazionale, il cattolico Paul Bhatti, che invita i leader religiosi musulmani alla calma e a spegnere qualsiasi focolaio di violenza.

Protagonista (suo malgrado) della terribile vicenda di cronaca l'11enne cristiana Rimsha Masih, che si trova rinchiusa nel carcere minorile di Rawalpindi in base a un provvedimento di custodia cautelare di 14 giorni disposto ieri dalla magistratura. La ragazzina è indagata per blasfemia, avendo "dissacrato il Corano" ed è perseguita in base all'articolo 295-B del Codice penale, che prevede pene fino all'ergastolo.

Testimoni riferiscono che Rimsha, figlia di Misrak Masih, avrebbe bruciato 10 pagine di un libro islamico, il Noorani Qaida, usato per imparare le basi dell'arabo e del Corano. La giovane lo avrebbe scagliato nella pattumiera, dopo averlo avvolto in un sacchetto di plastica. Il fatto è avvenuto il 17 agosto scorso nell'area di Umara Jaffar, settore G-12 di Islamabad, dal quale proviene la famiglia della minorenne. Le forze dell'ordine hanno aperto un fascicolo di inchiesta in base alla denuncia presentata da Syed Muhammad Ummad, un musulmano.

La polizia ha arrestato Rimsha Masih, dietro pressioni dell'ala fondamentalista islamica. Ieri, infatti, una folla ha preso di mira la famiglia della ragazza, che ha rischiato il linciaggio assieme alla madre. Centinaia di persone infuriate minacciavano di farsi giustizia da sé. Gli agenti hanno tratto in salvo la ragazza, quindi l'hanno condotta in carcere.

Per il timore di nuove violenze, almeno 300 famiglie del sobborgo cristiano hanno abbandonato le loro abitazioni. Ora sono in cerca di rifugio in luoghi più sicuri; nell'area regna un'atmosfera, raccontano fonti locali di AsiaNews, di alta tensione e i fondamentalisti minacciano di bruciare le case dei cristiani.

Sulla vicenda è intervenuto anche il cattolico Paul Bhatti, consigliere speciale del Primo Ministro per l'Armonia nazionale, che lancia un appello ai leader islamici. Egli si rivolge ai capi religiosi, chiedendo loro di collaborare per mantenere la calma e scongiurare possibili attacchi contro i cristiani della zona. Shahbaz, fratello di Paul e primo ministro cattolico nella storia del Pakistan, è stato ucciso dagli estremisti il 2 marzo 2011 proprio per la sua opposizione alla "legge nera".

Il mese scorso un disabile mentale musulmano è stato bruciato vivo a Bahawalpur, nel sud del Paese, dopo essere stato accusato di blasfemia. Una folla gli ha dato fuoco, come punizione "per aver profanato il Corano" (cfr. AsiaNews 16/07/2012 Punjab, cristiani condannano l'uccisione per blasfemia di un musulmano). Intanto in rete si scatenano le proteste contro l'arresto della ragazza; in molti si chiedono "se questo è il vero islam" e, soprattutto, chi sarebbe la persona "affetta da disabilità mentali: la ragazzina o chi chiede che venga punita" per la presunta violazione alla norma. Le leggi sulla blasfemia, introdotte nel 1986 dal generale Zia-ul-haq per soddisfare le richieste della frangia estremista islamica hanno causato sinora l'incriminazione di almeno mille persone e la morte di 60, la maggior parte delle quali vittime di omicidi extra-giudiziali compiuti da folle inferocite o singoli individui. 

 

 


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