Le “vacche sacre” “più preziose di un essere umano”: il discorso dell’odio dell’Hindutva
di Ram Puniyani
Oggi la mucca ha assunto una connotazione sacra. Crimini contro le vacche usati per fomentare l’odio politico, che risponde a scopi elettorali. India maggior esportatore di carne bovina al mondo. Gandhi: “Riconoscere ai musulmani piena libertà di macellare la mucca”. L’analisi di Ram Puniyani, presidente del Center for Study of Society and Secularism di Mumbai, in seguito a linciaggio del musulmano sospettato di consumare carne bovina. Traduzione a cura di AsiaNews.

New Delhi (AsiaNews) – Ad oggi, mentre si cerca di identificare il colpevole del linciaggio dell’uomo a Dadri [a pochi km dalla capitale indiana, nello Stato dell’Uttar Pradesh – ndr] ucciso da radicali indù perché “sospettato” di aver consumato carne di vacca, e identificare i responsabili o gli sbandamenti del governo al potere, quello che sfugge è l’“ideologia dell’odio” che è alla base dell’episodio. Cosa interessante, Narendra Modi [il primo ministro dell’Unione – ndr] è rimasto in silenzio sull’argomento. Se si ripensa al suo discorso sulla scia delle elezioni del 2014, diventano chiare le ragioni del suo silenzio. Modi dichiarava: “Rana Pratap [1540-1597, sovrano di Mewar, attuale Stato del Rajasthan – ndr] ha dedicato la sua vita al gau raksa (protezione della vacca). Egli ha combattuto guerre e sacrificato giovani uomini per proteggere la mucca…”. In modo dispregiativo Modi si è riferito all’esportazione delle vacche come alla “Rivoluzione rosa”, e l’ha criticata.

Ragionando sull’attuale atmosfera di isteria che va intensificandosi attorno alla “Madre vacca”, bisogna ricordare l’incidente che è avvenuto circa 10 anni fa (nel 2002) al villaggio di Dulina nel distretto di Jhajjar (nello Stato di Haryana). Una folla di oltre 1000 persone ha linciato cinque dalit che stavano scuoiando una mucca morta per venderne la pelle. Quando è accaduto il linciaggio dei cinque dalit, Acharya Giriraj Kishore, leader attivista del Vhp [Vishva Hindu Parishad, gruppo ultranazionalista militante indù – ndr], ha dichiarato in conferenza stampa che “la vita di una vacca è più preziosa di quella di un essere umano”. I recenti incidenti sono solo la punta che nasconde l’intensa atmosfera di odio che si sta creando attorno a questo argomento.

Pochi mesi fa la polizia di Malegaon nel Maharashtra ha arrestato tre musulmani con l’accusa di avere scorte di mucca. In seguito alla violenza di Dadri, un camion è stato incendiato a Aurangabad perché sospettato di trasportare vacche.

“Vacca come madre” è diventato il maggiore strumento nelle mani delle forze settarie. Questa idea di “Vacca come madre” è stata usata dal settarismo Hindutva per tutto il 19mo secolo. A quel tempo sul terreno di scontro esisteva lo slogan corrispondente “maiale come oggetto di odio” da parte del settarismo islamico. Così come il copione della novella Tamas [“Ignoranza, Oscurità”, dello scrittore Bhism Sanhi – ndr] ambienta l’usanza di sgozzare il maiale nella moschea e istiga alla rivolta, esiste anche il parallelo della vacca nel tempio. Incidenti simili portano alla violenza settaria e in cambio incoraggiano il settarismo politico.

Dopo l’indipendenza dell’India, lo slogan “il maiale nella moschea” si sente meno spesso. A volte si può udire di “portare la vacca al tempio” da parte di elementi del Bajrang Dal [ala giovanile del Vhp – ndr]. Ma non ci sono state molte vittime. A livello del subconscio il tema della mucca è stato mantenuto vivo e ora è diventato molto più importante per la polarizzazione settaria tenere a mente l’aritmetica elettorale. Questo ha peggiorato lo scenario e l’armonia tra le comunità.

Dal punto di vista economico, la vacca è una parte fondamentale dell’economia agricola. I tori e le mucche anziani vengono usati come cibo da una larga parte di società. Non solo la comunità di adivasi, ma anche gran parte dei dalit, musulmani, cristiani e persino le caste elevate indù consumano carne di vacca, una fonte di proteine ricca ed economica. Essendo poi un enorme Paese con grandi quantità di bestiame, l’India è anche il maggior esportatore di vacche al mondo.

Dal punto di vista storico, è interessante notare che la mucca faceva parte delle abitudini alimentari fin dal periodo Vedico [1500 a.C. - 500 a.C. – ndr]. La vacca ha assunto connotazioni materne ed è stata trasformata in strumento di identità politica solo in seguito. Nel suo famoso saggio “Gli indù non hanno mai mangiato carne bovina?”, Bhimrao Ambedkar [padre della Costituzione Indiana – ndr] lo spiega molto bene. A livello pubblico, Swami Vivekananda [riformatore nell’induismo, 1863-1902 – ndr] conferma le scoperte di storici come il prof. D.N.Jha, che ha rintracciato la storia del consumo di carne di mucca fino al periodo Vedico. Lo Swamiji fa notare: “Rimarrete sorpresi se vi dirò che, secondo antichi cerimoniali, non c’era un buon indù che non mangiasse carne bovina. In alcune occasioni egli doveva sacrificare un toro e mangiarlo”. [Vivekananda lo ha detto il 2 febbraio 1900 allo Shakespeare Club, Pasadena, California, USA, parlando sul tema “India buddista”, citato in Swami Vivekananda, The Complete Works of Swami Vivekananda, Vol. 3 (Calcutta: Advaita Ashram, 1997), p. 536].

Questo è confermato da altre ricerche condotte dalla Ramakrishna Mission, fondata dallo stesso Swami Vivekananda. In uno di questi testi si legge: “Gli ariani del periodo Vedico, compresi i bramini, mangiavano pesce, carne e persino la vacca. Veniva reso onore ad un ospite importante servendogli in pasto carne di vacca. Anche se gli ariani vedici mangiavano carne di bovino, le mucche da latte non venivano uccise. Una delle parole con cui si indicava la mucca era aghnya (che non deve essere uccisa), ma l’ospite era un goghna (cioè uno per cui la mucca veniva uccisa). Venivano uccisi solo tori, mucche sterili e vitelli”. [C. Kunhan Raja, 'Vedic Culture', citato nella serie, Suniti Kumar Chatterji and others (eds.), The Cultural Heritage of India, Vol. 1 (Calcutta: The Ramakrishna Mission, 1993), 217].

Quella società – a differenza della nostra – risolveva in modo amichevole il problema delle abitudini alimentari contrastanti e della fede. Gandhi indica la strada e sembra che egli abbia detto sul tema del consumo della carne di vacca: “…la vacca non è il loro (dei musulmani) cibo ordinario. Il loro cibo ordinario è quello di milioni di altre persone. La verità è che solo pochi musulmani sono vegetariani per motivi religiosi. Perciò essi prenderanno la carne, anche di mucca, quando potranno. Ma durante la maggior parte dell’anno, milioni di musulmani in condizioni di povertà, non mangiano carne di alcun tipo. Questi sono i fatti. Ma una domanda teorica esige una risposta chiara. In quanto indù, e convinto vegetariano, onoro la vacca con la stessa venerazione con cui onoro mia madre (ahimè, non più su questa terra), e ritengo che i musulmani debbano avere la piena libertà di macellare le mucche, se così vogliono, secondo le regole igieniche e in modo da non ferire la sensibilità dei loro vicini indù. Riconoscere ai musulmani piena libertà di macellare la vacca è indispensabile per l’armonia tra le comunità, ed è l’unico modo per salvare la mucca”.

Oggi invece l’idea dei musulmani “assassini della vacca” viene propagandata dalle forze settarie in modo così forte che è necessario [incentivare] gli sforzi di coloro che vogliono pace, tolleranza e pluralismo, per vincere l’odio costruito attorno a questa propaganda. La propaganda si accende con facilità e coloro che indulgono in politiche contraddittorie possono essere portati davanti alle assemblee della comunità, con conseguenze pericolose. L’incidente del linciaggio del musulmano sospettato di mangiare la carne di vacca riflette l’odio prevalente nella società che può essere, ed è, usato per scopi elettorali.

Inoltre il peggioramento dello scenario conflittuale etnico-religioso in seguito della presa del potere del nuovo governo [guidato dal Bharatiya Janata Party – ndr] è un campanello d’allarme per i valori inseriti nella Costituzione indiana, in particolare quello della fratellanza. L’enorme aumento degli incidenti legati alla violenza settaria e gli episodi di intimidazione delle minoranze religiose evidenziano che le organizzazioni radicali sono diventate più aggressive e sfrontate. Questo fa credere loro di essere esenti dalle regole e immuni davanti alla legge. Dobbiamo ripristinare il sentimento di sicurezza, fiducia e tolleranza nella nostra società.

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