18/05/2015, 00.00
INDIA
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Un anno di governo Modi: il “Discorso dell’Odio” per eliminare le minoranze religiose

di Ram Puniyani
Esponenti nazionalisti e radicali indù utilizzano la propaganda del “love jihad” e della “Ghar wapsi” per dividere la società. Essi si sentono “legittimati” perché al governo c’è il Bharatiya Janata Party. Nazionalista indù: “Le moschee devono essere convertite in tane per i maiali”. L’analisi di Ram Puniyani, presidente del Center for Study of Society and Secularism di Mumbai, su come si è radicalizzata la politica indiana, a un anno dall’elezione di Narendra Modi. Traduzione a cura di AsiaNews.

Mumbai (AsiaNews) - L’ascesa al potere di Narendra Modi ha autorizzato tutti gli affiliati del Rashtriya Swayamsevak Sangh [Rss, gruppo nazionalista indù - ndr] a permettersi aperti discorsi d’odio contro le minoranze religiose. Dietro questi discorsi d’odio si cela l’attuale proposito di consolidare la condivisa polarizzazione della società su confini religiosi. Il ben noto caso del discorso d’odio di Akarbar Uddudin Owaisis (del partito islamico All India Majlis-e-Ittehad-ul Muslimeen) è spregevole e, giustamente, Uddudin Owaisis deve andare in prigione per qualche tempo. Contro di lui deve essere istruito un procedimento, seguito da azioni legali.

E che dire dei discorsi carichi di odio di artisti del calibro di Pravin Togadia, Subramaniam Swami, Giriraj Singh, Sadhvi Niranjan Jyoti, Sadhvi Prachi, Sakshi Mahraraj, Yogi Adityanth, Sanjay Raut e altri?

A parte gli associati al patriarca dell’ala destra indù - l’Rss - che vengono citati dai media, esistono molte altre persone che pronunciano discorsi controversi e peggiorano la situazione pubblica. Nel corso di quest’anno essi hanno iniziato a sentirsi incoraggiati perché sanno che è il “loro” governo e possono farla franca. Giorno dopo giorno hanno acquisito un linguaggio sempre più aggressivo e violento. È aumentato il discorso d’odio contro le minoranze religiose.

Anche prima dell’ascesa al potere del Modi Sarkar [“governo” in lingua indiana - ndr], si ricordano le attività controverse degli “associati del Bjp” [Bharatiya Janata Party, partito nazionalista indù al governo - ndr] sotto forma di propaganda dell’amore per il jihad e della Ghar wapsi [“ritorno a casa” - ndr]. Tali attività sono continuate senza sosta durante quest’anno. Non appena l’attuale governo è salito al potere nel distretto di Pune (Stato di Maharashtra), Mohsin Sheikh - che lavorava nella tecnologia informatica - è stato ucciso con un’ascia da attivisti indù del Jagran Sena, all’indomani della pubblicazione sui social media delle immagini modificate di Bal Thackeray e Shivaji. L’attacco alle chiese è stato agghiacciante e il processo che ha dominato Delhi e Haryana è stato testimoniato in luoghi come Panvel (vicino Mumbai) e Agra (in Uttar Pradesh), tra gli altri.

Sakshi Maharaj non solo ha detto che Godse [l’assassino di Gandhi - ndr] è stato un patriota. Egli ha continuato sostenendo che le donne indù devono generare quattro figli, dal momento che i musulmani stanno prendendo il sopravvento nella popolazione. Sadhvi Prachi ha stabilito otto bambini per le donne indù. Ella inoltre ha detto che gli attori musulmani come Aamir Khan, Shahrukh Khan e Salman Khan, devono essere boicottati. Pravin Togadia è il leader per questi discorsi d’odio. Egli detiene il più alto numero di procedimenti a carico per i discorsi che ha pronunciato.

Yogi Adityanath, parlamentare del Bjp, continua a fare commenti sprezzanti. Egli sostiene che “nell’amore per il jihad” se una ragazza indù si converte all’islam, allora cento ragazze musulmane devono essere convertite all’induismo. La propaganda sul “love jihad” continua a ribollire e vari leader - conosciuti e non - continuano a usarla per dividere la società. Sempre Yogi ha continuato nel suo discorso dicendo che le moschee  devono essere convertite in tane per i maiali e ai musulmani deve essere vietato l’accesso ai luoghi sacri indù.

Sadhvi Niranjan Jyoti e Giriaj Singh, due ministri di primo piano del governo Modi, hanno fatto dei commenti molto umilianti e offensivi sui non indù e sul colore della pelle di Sonia Gandhi, presidente della Upa [United Progressive Alliance,  coalizione dei partiti di centro-sinistra - ndr]. Niranjan Jyoti ha affermato che tutti coloro che non sono di origine indù sono illegittimi, Haramzade [“bastardi” - ndr]. Giriraj Singh ha sostenuto che coloro che non votano per Modi devono andare in Pakistan. Cosa più interessante, egli ha fatto questa dichiarazione prima delle elezioni e, nonostante tutto, è stato elevato al grado di ministro nel governo Modi. Di recente ha fatto commenti razzisti su Sonia Gandhi.

Anche Sakshi Mahraj ritiene che Godse sia una patriota, mentre Gopal Krishnan, un suo collega di partito del Kerala, ha scritto in un comunicato del Rss che Godse ha sbagliato obiettivo nell’uccisione di Gandhi. Egli doveva uccidere Nehru. Subramaniam Swamy, uno dei leader anziani del Bjp, ha affermato che Dio vive solo nei templi, non nelle moschee o nelle chiese. L’implicazione tacita di questa dichiarazione è piena di insidie.

Questi sono alcuni esempi di quanto è stato dichiarato nell’ultimo anno. Il suo effetto nell’aumentare il sentimento di paura tra le minoranze religiose è più che ovvio. Sanjay Raut, parlamentare del Shiv Sena  (alleato del Bjp), ha lanciato la proposta di revocare il diritto di voto ai musulmani.

Come si evince, il “Discorso dell’Odio” non è altro che il risultato di politiche di divisione, è l’espressione concentrata del “comune senso sociale” prevalente nella società, è il modo secco ed esplicito di mettere le cose, che i partiti comuni diffondono in ogni caso. Non è di punto in bianco che queste posizioni spuntano fuori dalle loro strutture, le loro fondamenta sono state già create da una parte del risultato politico.

Il “Discorso dell’Odio” in India accompagna anche le politiche in nome della religione e della lingua, e molte volte esso precede la violenza o aiuta nella polarizzazione delle comunità in vista di vantaggi elettorali. Mentre il Bjp era in ascesa durante la campagna del tempio di Ram, Sadhvi Ritambhara è stata sostenuta dal gruppo Rss per i “pravachans” (discorsi religiosi). Senza giri di parole la donna si è espressa contro le minoranze, debitamente appoggiata dalle organizzazioni politiche etnico-religiose. Tutto questo è avvenuto nel periodo della demolizione di Babri.

Si sono sentite cose simili da parte dei monaci indù del Vhp [Vishwa Hindu Parishad, partito radicale indù - ndr], dai piccoli e assortiti membri delle bande, alcuni esponenti islamici e da tipi come Togadia. Ci sono state delle presentazioni ancora più sofisticate di simili posizioni da parte di molti altri. Modi ha parlato con un linguaggio controverso nella sua iniziale ascesa al potere, ma ha cambiato la forma in modo molto sottile per meglio soddisfare le necessità della sua strategia politica. Per esempio, quando ha affermato che i campi profughi del Gujarat dovevano essere chiusi perchè erano divenuti delle fabbriche per la produzione di bambini, egli stava rinforzando la propaganda sui musulmani che hanno un numero maggiore di figli.

Sulla scia dei disordini di Mumbai, Bal Thackeray si è concesso un “Discorso dell’Odio”, incitando gli esponenti del suo Shiv Sena a compiere violenze. Egli inoltre l’ha fatta franca a causa del suo modo intelligente di gettare veleno e per la mancanza di leggi adeguate che distinguano i discorsi d’odio dalla libertà di espressione, le opinioni politiche individuali dalla raffigurazione della comunità degli “altri” sotto una luce negativa. A proposito, è importante distinguere tra la critica nei confronti di una comunità e la critica di una organizzazione politica. Mentre le organizzazioni politiche possono e devono essere criticate, le comunità non devono essere umiliate o insultate. Inoltre nessuna organizzazione politica può essere sinonimo di comunità religiosa, qualunque siano le sue affermazioni.

Non solo è inquietante ma anche in totale contrasto con i valori della nostra società democratica che tali discorsi e l’ideologia “dell’odio verso l’altro” siano divenuti l’arma nelle mani di un certo tipo di politica. Una politica che prospera sull’esclusione e identifica una particolare comunità religiosa come sinonimo di uno Stato nazione. Ancora, questo “discorso dell’odio” è il linguaggio di una parte di coloro che crescono nell’identità politica lontano dai temi reali della società.

Questo “Discorso dell’Odio” in India è entrato nell’arena politica con l’ascesa dei gruppi fondamentalisti etno-religiosi in politica, come la Lega musulmana da una parte e gli indù del Mahasabha e Rss dall’altra. Questi gruppi credono in una nazione basata su una sola comunità religiosa. Tali gruppi nascono da sezioni di ex governatori, proprietari terrieri, nababbi e principi. L’ideologia della religione basata sul nazionalismo è limitata ed esclude gli “altri” dalla nozione di nazionalità. Questo credo si converte in odio nei confronti dell’altro, e poi in “Discorsi dell’Odio”. Esso ha posto le basi di molta violenza inter-etnica o religiosa nel periodo che ha preceduto l’indipendenza fino agli ultimi 20 anni. Varun Ganghi, che avrebbe detto “egli taglierà le mani”, è un deputato del Bjp.

In questa atmosfera ogni tanto un rappresentante del Bjp dice che la visione espressa dal leader è “personale”. E lì si ferma. Per qualcun altro del Bjp la scappatoia è che le organizzazioni associate come il Vhp, il Vanvasi Kalyan Ashram e il Bajrang Dal sono differenti dal punto di vista formale, anche se fanno parte del Sangh Parivar [l’insieme delle organizzazioni nazionaliste indù - ndr], controllato dal Rss. Tutte loro lavorano insieme al Bjp per attuare l’agenda dell’ “Hindu Rashtra” [nazionalismo indù - ndr].

Così mentre il Bjp non è direttamente responsabile per le loro azioni, la finalità delle azioni è la stessa. Molte persone definiscono queste organizzazioni come degli elementi marginali, ma in sostanza esiste una divisione dei compiti tra di esse. Tali organizzazioni sono diventate più aggressive negli ultimi tempi. E di sicuro dopo l’ascesa al potere del governo Modi il loro veleno è divenuto più intenso.

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