Teheran, prime sepolture delle vittime dell’incidente aereo. Si attenua la protesta

Commozione e partecipazione alle esequie. Non sono mancati momenti di tensione, quando i parenti di una vittima hanno strappato la bandiera dalla bara. Identificate 123 dei 176 passeggeri a bordo. Polizia e forze di sicurezza pattugliano le università. Fmi: se continuano le sanzioni, la disoccupazione supererà il 20% e l’economia calerà del 7,2%.


Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Gli iraniani hanno iniziato a seppellire le vittime dell’aereo di linea ucraino, abbattuto dall’esercito iraniano sui cieli di Teheran nella convulsa notte di attacchi contro obiettivi statunitensi in Iraq. Un incidente che ha innescato proteste di piazza - proseguite per cinque giorni consecutivi - nella capitale e nei principali centri del Paese, represse con la forza (e con l’uso di proiettili secondo testimonianze non confermate) dalle forze di sicurezza. 

I funerali si sono svolti in un contesto di profonda commozione e partecipazione, ma non sono mancati momenti di tensione. In un video diffuso in rete si vedono i parenti di una delle vittime rimuovere la bandiera iraniana dalla bara in cui era deposto il corpo e la madre intenta a urlare a più riprese “Strappala via”, indicando lo stendardo nazionale. 

Secondo quanto riferisce l’agenzia Ilna, il capo di medicina legale ha riconosciuto le identità di 123 delle 176 vittime totali. Parte dei corpi sono stati sepolti nel cimitero di Behesht-e Zahra, a sud di Teheran, mentre altri saranno trasferiti all’estero. Diverse università del Canada (nazionalità di 63 delle 176 persone a bordo) hanno tenuto una veglia di preghiera e un minuto di silenzio per le vittime, molte delle quali erano studenti, docenti e ricercatori di 19 atenei del Paese.

L’incidente è avvenuto nella notte di massima tensione (8 gennaio) fra Repubblica islamica e Stati Uniti, allorché Teheran ha sferrato un attacco missilistico contro obiettivi Usa in Iraq in risposta all’uccisione del generale Qasem Soleimani, capo della Forza Qods. Ieri i social hanno rilanciato l’invito a nuove proteste in tutto il Paese, tuttavia non si sono registrate le manifestazioni di massa per le vie e le strade come nei giorni precedenti. Di contro, polizia e agenti in tenuta anti-sommossa hanno pattugliato le aree esterne delle più importanti università della capitale, cuore della protesta. 

Intanto si fanno sempre più pesanti gli effetti delle sanzioni statunitensi contro l’Iran, reintrodotte dal presidente Usa Donald Trump all’indomani del ritiro dall’accordo nucleare nel maggio 2018 e all’introduzione di una politica di “massima pressione” verso Teheran. L’economia iraniana viaggia sempre più spedita verso la recessione in questo anno fiscale e le riserve straniere potrebbero calare a 73 miliardi di dollari entro marzo, con una perdita di almeno 40 miliardi in due anni. 

L’economia è diminuita del 4,6% nell’anno fiscale 2018-2019 e si prevede una ulteriore contrazione al 7,2% per quest’anno. La scorsa settimana la Casa Bianca ha introdotto ulteriore sanzioni contro 17 produttori di metalli e compagnie minerarie, in risposta all’attacco alle truppe Usa in Iraq.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) sottolinea che se gli Stati Uniti mantengono le sanzioni “dopo due anni profonda recessione, la crescita rimarrà contenuta nel medio termine, la disoccupazione crescerà oltre il 20% e le riserve caleranno fino a 20 miliardi nel 2023”. Di contro, se gli Usa dovessero allentare le sanzioni, secondo l’Fmi la crescita potrebbe superare il 6% annuo, le riserve estere toccherebbero quota 143 miliardi e il Prodotto interno lordo (Pil) raddoppiare fino a 639 miliardi entro il marzo 2024.

IRAN_-_vittime_economiaok.jpg