03/01/2020, 09.00
IRAN - USA - IRAQ
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Baghdad: morto in un raid Usa il gen. iraniano Soleimani, capo della Qods

L’ordine di attaccare sarebbe arrivato dal presidente Trump in persona. Durissima la reazione di Teheran: la guida suprema Khamenei annuncia una “vendetta durissima” per il martirio. L’alto ufficiale era fra le personalità più in vista del Paese. L’operazione rischia di imprimere una escalation fra le due nazioni, già ai minimi. 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - In un raid statunitense sferrato stamane nell’area dell’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq, è morto il potente generale iraniano Qasem Soleimani, capo delle forze speciali Qods. Secondo le prime ricostruzioni, l’ordine di attaccare sarebbe arrivato di persona dal presidente Usa Donald Trump e rischia di trascinare le due nazioni sull’orlo di una guerra aperta; dalla rivoluzione islamica del 1979, infatti, mai i due Paesi si sono trovati a un tale livello di tensione. 

Non a caso, fra le prime reazioni ufficiali all’attacco - oltre a Trump che ha twittato una bandiera statunitense e il segretario di Stato Mike Pompeo che rilancia un video di (presunti) “cittadini irakeni intenti a festeggiare - vi è quella della guida suprema iraniana. Il grande ayatollah Ali Khamenei ha subito annunciato una “vendetta durissima” per il “martirio” di Soleimaini, “premio per i suoi incessanti sforzi di questi anni”.

Annunciato tre giorni di lutto nazionale, egli ha quindi aggiunto che pur di fronte alla sua morte “il suo lavoro non sarà interrotto” e una “vendetta durissima aspetta i criminali che hanno le mani macchiate del suo sangue”. Khamenei ha definito il capo della forza Qods - fra i più feroci avversari di Stati Uniti (e Israele) nell’area - il “volto internazionale della resistenza” e tutti quanti la sostengono saranno i suoi “vendicatori”.

La Forza Qods è una unità speciale del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (i Pasdaran iraniani, che rispondono alla Guida suprema in persona). I reparti, perlopiù squadre di élite dall’alta specializzazione, sono responsabili delle operazioni militari e tattiche al di fuori del Paese. Lo stesso generale era fra le figure più potenti e rispettate della Repubblica islamica, era considerato un fine stratega militare ed era legato a doppio filo a Khamenei. 

Il 62enne Soleimani si trovava a bordo di una automobile (il gruppo era formato da due vetture) nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad, assieme ad alcuni esponenti locali delle milizie filo-iraniane. Egli sarebbe giunto qualche in precedenza da Siria o Libano, ma non si hanno notizie certe al riguardo. In questi anni l’alto ufficiale ha orchestrato fra gli altri la guerra di Assad in Siria (Teheran e Mosca sono i principali alleati di Damasco), il conflitto in Iraq e la lotta contro lo Stato islamico (SI, ex Isis) nella regione. 

Fonti ufficiose parlano di “diversi missili” che hanno centrato le auto, uccidendo almeno cinque persone. Il Pentagono ha confermato l’uccisione, eseguita “su indicazione del presidente”. Tra le vittime, vi sarebbe anche il leader delle Pmu (Forze di mobilitazione popolare irachene) Abu Mahdi Al-Muhandis, l’uomo che il 30 dicembre ha spronato la folla ad assaltare l’ambasciata Usa. 

L’operazione militare rischia di imprimere una ulteriore escalation nella tensione fra Washington e Teheran, che potrebbe sfociare in conflitto aperto. Le due nazioni, fra le quali non vi sono relazioni diplomatiche, sono già protagoniste di guerre per procura in molte aree del mondo, dalla Siria all’Iraq, fino allo Yemen. Ad accelerare la crisi dell’ultimo biennio, il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano (Jcpoa) unita alla politica di massima pressione con le sanzioni e l’assalto di milizie filo-Teheran dei giorni scorsi all’ambasciata Usa a Baghdad. 

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