08/05/2018, 21.05
IRAN - STATI UNITI

Nucleare iraniano: Trump cancella l’accordo e ordina ‘il più alto livello’ di sanzioni

Attaccando il patto “decadente e corrotto” dell’era Obama, il leader Usa minaccia ritorsioni anche per quanti “aiutano” il governo iraniano. La Repubblica islamica è “sponsor del terrorismo” e sostiene gruppi come Hezbollah, Hamas e al Qaeda. Ma l’Unione europea assicura che il Jcpoa rimarrà in vigore.

 

Washington (AsiaNews) - “Gli Stati Uniti si ritirano dall’accordo nucleare iraniano”, un patto “decadente e corrotto” che va rinegoziato. Con queste parole il presidente Usa Donald Trump mette la parola fine all’accordo sul nucleare iraniano (il Jcpoa), sottoscritto nel 2015 dal predecessore Barack Obama, a dispetto degli appelli dell’Onu, dell’Unione europea e dei massimi esperti internazionali. Concluso il discorso, l’inquilino della Casa Bianca a favore di telecamere ha messo la propria firma sul memorandum che imporrà “nuove” e più dure “sanzioni al regime” di Teheran. “Il più alto livello di sanzioni - ha specificato - e tutte le nazioni che aiutano il governo iraniano saranno sanzionate”.

Come anticipato alla viglia da fonti vicine all’amministrazione Usa e da quanto emerso nei colloqui dei giorni scorsi con i principali leader internazionali, il presidente Trump ha dato un colpo di spugna sul più importante successo diplomatico del predecessore Obama. E ha aggiunto che le sanzioni colpiranno anche “i governi che aiutano” la leadership di Teheran.

Una minaccia nemmeno troppo velata ai partner europei - fra cui Germania, Regno Unito e Francia - i quali avevano cercato di salvare un patto che ha interrotto - lo certificano gli esperti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) - l’escalation atomica di Teheran.Trump ha dunque mantenuto la parola data in campagna elettorale, quando aveva parlato di “peggior accordo mai firmato”; a nulla sono valsi gli sforzi diplomatici di questi ultimi giorni e le minacce del governo iraniano, che ha già annunciato “risposte durissime” agli Stati Uniti.

Nelle prime fasi del suo discorso Trump ha sottolineato che l’Iran è “sponsor del terrorismo, esporta missili, semina terrore in Medio oriente e sostiene gruppi come Hezbollah, Hamas e al Qaeda”. Forse dimenticando che la rete del terrore fondata da Osama bin Laden è formata da miliziani radicali sunniti, che hanno fra i loro primi nemici proprio quell’islam sciita che ha nella Repubblica islamica degli ayatollah la sua massima espressione religiosa e politica.

Parlando di “amministrazione precedente”, il presidente Trump ha poi affermato che “avrebbe in teoria dovuto sottoscrivere un accordo che dovrebbe proteggere gli Stati Uniti e gli alleati dal pericolo di una bomba nucleare”. Tuttavia, essa ha permesso - parole del leader Usa - “all’Iran di arricchire l’uranio e di arrivare al rischio di una guerra nucleare”. Egli afferma quindi di avere le prove che “il regime iraniano ha continuato le sue ricerche nel campo nucleare” e per questo l’accordo “non andava fatto”.

In realtà il Jcpoa aveva dato speranza alla popolazione iraniana, facendo rialzare l’economia con il ritorno alla vendita del petrolio sui mercati internazionali e la fine dell’embargo su prodotti di import-export. Il rinnovo delle sanzioni potrebbe affossare questi piccoli miglioramenti, colpendo chiunque commerci con l’Iran e bloccando ogni transazione economica e finanziaria. Uno scenario che, sul medio e lungo termine, finirebbe per sottrarre ai mercati petroliferi già in crisi oltre 500mila barili di greggio di produzione iraniana. Il punto principale dell'intesa del 2015 è l’eliminazione delle sanzioni economiche e finanziarie internazionali imposte all'Iran a causa del suo discusso programma nucleare. In cambio l’Iran ha accettato di limitare il suo programma nucleare e di permettere alcuni controlli periodici da parte dell'Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) alle sue installazioni nucleari, che avrebbero scopi civili e non militari, come temono i paesi occidentali.

Oggi, intanto, i vertici europei hanno confermato una volta di più la volontà di mantenerlo in vigore. L’Unione europea ribadisce che “l’accordo sul nucleare iraniano va mantenuto e deve essere preservato”. Nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva lanciato un appello al presidente Usa Donald Trump, perché non abbandonasse l’accordo. In una intervista alla Bbc, il capo della diplomazia Onu parlava di rischio reale e consistenze di conflitto, nel caso in cui esso non venga mantenuto.

In precedenza il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante un intervento televisivo a reti unificate aveva diffuso file “segreti” che comproverebbero l’attività nucleare di Teheran, in violazione all’accordo. Immediata la replica della Repubblica islamica, che ha definito il Primo Ministro un “bugiardo”.

Sul fronte diplomatico internazionale si va delineando sempre più una netta contrapposizione fra due blocchi: Europa (insieme a Russia e Onu) che vogliono preservare il Jcpoa; dall’altro Stati Uniti (con Israele e Arabia Saudita) che vogliono nuove misure repressive contro Teheran, fonte di “instabilità” nella regione e “sponsor” del terrorismo (secondo Washington). Il presidente Hassan Rouhani ha chiarito che non intende accettare “ulteriori restrizioni” che esulino dal patto già sottoscritto; inoltre, il programma avviato è di natura pacifica e finalizzato allo sviluppo di energia.

 

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