Lahore, ennesima bomba provoca nove vittime. Ex generale cristiano: Stiamo mentendo a noi stessi
di Kamran Chaudhry

È l’ottavo episodio di violenza in 10 giorni. L’ordigno è esploso nella zona commerciale della città, all’interno di un edificio in costruzione. Si temono operai rimasti intrappolati sotto le macerie. Danneggiati negozi, banche e ristoranti. Ancora nessuna rivendicazione. “Poche speranze per la nuova operazione dell’esercito contro gli estremisti”.


Lahore (AsiaNews) – Poche ore fa una nuova bomba è esplosa nell’area commerciale di Lahore, provocando nove morti e più di 30 feriti. Le indagini sono ancora in corso per capire chi ci sia dietro l’ennesimo atto di violenza che ha fatto ripiombare il Pakistan nella morsa del terrorismo islamico. Ad AsiaNews Samson Simon Sharaf, cristiano ed ex generale di brigata dell’esercito ora in pensione, critica l’immobilità dell’esercito, della giustizia e del governo, affermando: “Stiamo mentendo a noi stessi”. Poi aggiunge: “La nuova ondata di terrore era prevedibile. Il National Action Plan approvato dal governo sta solo tracciando una mappa dei terroristi, senza attuare alcuna iniziativa. Le esplosioni continueranno almeno per altri sei mesi, perché ora questi gruppi si percepiscono come degli obiettivi”.

Secondo l’ex generale, “le organizzazioni radicali finora erano state dormienti nella provincia del Punjab, ma attive in altre province. La città di Lahore è un obiettivo sensibile perché è famosa per essere il fulcro del Pakistan. È anche sede del potere. Infatti il Punjab è la base politica della Pakistan Muslim League, il partito di governo”.

La bomba di oggi è stata attivata da un congegno a distanza, piazzata all’interno di un edificio di quattro piani in costruzione nella zona della Defense Housing Society. La violenza dell’esplosione ha danneggiato anche negozi, banche e ristoranti vicini. Si teme che oltre ai corpi recuperati, ci siano altri operai intrappolati sotto le macerie. La potenza distruttiva fa pensare ad ordigno di almeno 8-10 chili.

All’inizio erano circolate voci – poi smentite – di una seconda esplosione avvenuta a distanza ravvicinata in un ristorante per stranieri nell’area di Gulberg. Sta di fatto che la bomba esplosa oggi è l’ottavo gesto di violenza avvenuto in 10 giorni in tutto il Pakistan. Il primo, il 13 febbraio, è stato l’attentato di un gruppo talebano a Lahore contro un raduno di farmacisti di fronte alla Punjab Assembly, che ha provocato 14 vittime; poi è stata la volta di Quetta, Mohmand Agency, Peshawar; il 16 febbraio un militante dello Stato islamico si è fatto esplodere in un tempio sufi nel Sindh, causando la morte di 80 persone; lo stesso giorno è stato attaccato un convoglio di militari ad Awaran, nel Balochistan; due giorni fa un altro attentato talebano contro il tribunale di Charsadda ha fatto sette vittime.

Secondo Samson Sharaf, la serie di attacchi è la peggiore dal 2014, quando l’esercito del Pakistan ha lanciato l’operazione “Zarb-e-Azb” per eliminare i santuari dei militanti nel nord-ovest del Paese. Ieri i militari hanno lanciato una seconda operazione “Radd-ul-Fasaad” (eliminazione della discordia) per stanare le ultime minacce del terrorismo islamico.

L’ex generale non nutre grandi speranze. “Non accadrà niente di particolare – ritiene – perché l’esercito agisce da solo, e il governo civile non ha fatto nulla per vincere i cuori e le menti delle persone”. Nonostante i grandi impegni presi in pubblico, conclude, “non è stata avviata alcuna riforma del sistema giudiziario per rendere più veloce la giustizia. Nessuna riforma dell’amministrazione per far sì che i funzionari conducano operazioni nelle aree urbane. Stiamo solo mentendo a noi stessi”.

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