Marcia per gli attivisti processati, scontri e arresti ad Hanoi

Gli imputati, tra cui l'avvocato Nguyen Van Dai, sono legati alla Fratellanza per la democrazia. Un gruppo di circa una decina di loro sostenitori sono stati bloccati dalla polizia, in uniforme e in borghese, mentre erano diretti verso il tribunale. Esponevano cartelli con la scritta “La democrazia non è un crimine” e “Opporsi alla soppressione della Fratellanza per la democrazia”.


Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Questa mattina nella capitale vietnamita, diversi manifestanti sono stati fermati dalle forze di polizia, mentre marciavano diretti al processo contro un importante avvocato e altri cinque attivisti, accusati di “tentativo di rovesciare lo Stato”. Il caso contro i militanti pro-democrazia, incluso l'avvocato di alto profilo Nguyen Van Dai, ha attirato l'attenzione di tutto il Paese, dove dal 2016 attivisti e blogger sono gli obbiettivi di una campagna governativa contro il dissenso.

Gli imputati sono legati alla Fratellanza per la democrazia, rete di attivisti con circa 80 membri a tempo pieno in tutto il Vietnam. Questa mattina, a poche ore dal processo, un gruppo di circa una decina di loro sostenitori sono stati bloccati dalla polizia, in uniforme e in borghese, mentre erano diretti verso il tribunale nel centro di Hanoi.

Fonti locali riferiscono che almeno due di essi sono stati trasportati in furgoni senza contrassegni da agenti di sicurezza in borghese ed altri sono stati trascinati su un autobus. Il gruppo esponeva cartelli con la scritta “La democrazia non è un crimine” e “Opporsi alla soppressione della Fratellanza per la democrazia”, prima che la loro marcia fosse interrotta.

Il processo si è aperto oggi con severe misure di sicurezza e gli attivisti sono accusati ai sensi dell'articolo 79 del codice penale, che può comportare una condanna a morte. Essi sono stati incriminati dalle autorità per aver svolto attività di formazione sui diritti umani, invocando la democrazia multipartitica e ricevendo finanziamenti da gruppi stranieri.

Nguyen Van Dai, 48 anni, uno dei fondatori di Fratellanza per la democrazia, è stato arrestato insieme al suo assistente Le Thu Ha nel dicembre 2015, a seguito di un incontro sui diritti umani con funzionari dell'Unione europea ad Hanoi. In principio essi sono stati accusati di propaganda anti-Stato ed in seguito alla più seria accusa di tentativo di rovesciare lo Stato. Dai ha scontato quattro anni di carcere per attività antistatali dal 2007 al 2011. Gli altri quattro sotto processo sono stati arrestati a luglio 2017 e tutti hanno precedenti condanne.

Secondo un rapporto pubblicato da Human Rights Watch (Hrw) lo scorso febbraio, nel Paese del sud-est asiatico al momento vi sono 129 prigionieri politici, arrestati per aver criticato o protestato contro il regime comunista; accuse respinte da Hanoi, secondo cui non vi sono detenuti per reati di opinione, ma solo criminali puniti per aver violato la legge. Il Vietnam occupa uno dei gradini più bassi al mondo per la libertà di stampa: secondo l’indice pubblicato nel 2017 dall’Ong Reporters sans frontières è al 175mo posto su 180 Paesi.

I dissidenti subiscono quotidianamente molestie, intimidazioni, sorveglianza e interrogatori della polizia e sono sottoposti a lunghi periodi di detenzione preventiva, senza accesso ad avvocati o familiari. Anche la comunità cattolica ha pagato il prezzo per il proprio impegno. Frequenti sono le dure condanne emesse all’indirizzo degli attivisti cattolici, come dimostrano i recenti casi di Nguyễn Văn Oai (cinque anni di carcere), Trần Thị Nga (nove), Nguyễn Ngọc Như Quỳnh (10) e Nguyễn Văn Hóa (sette).

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