05/02/2018, 12.28
VIETNAM

Governo contro il dissenso: condannati altri quattro attivisti

di Bich Lien

Vũ Quang Thuận, Nguyễn Văn Điển, Trần Hoàng Phúc e Hồ Văn Hải sono dichiarati colpevoli di “propaganda contro lo Stato”. Sono oltre 100 i prigionieri politici e di coscienza al momento detenuti per aver esercitato i loro diritti fondamentali. Anche la comunità cattolica ha pagato il prezzo del proprio impegno.

Hanoi (AsiaNews) – Quattro blogger ed attivisti per i diritti umani sono stati condannati negli ultimi giorni ad un totale di 24 anni di carcere e 15 di arresti domiciliari. Lo scorso 31 gennaio, il Tribunale del popolo di Hanoi ha dichiarato colpevoli in primo grado Vũ Quang Thuận, Nguyễn Văn Điển e lo studente Trần Hoàng Phúc (foto), per “propaganda contro lo Stato”. Il giorno seguente, la Corte di Ho Chi Minh City ha punito per lo stesso reato Hồ Văn Hải, detenuto dalle autorità da oltre un anno.

Vũ Quang Thuận, 51 anni, e Nguyễn Văn Điển hanno svolto insieme diverse attività in favore dei diritti lavoratori vietnamiti migrati in Malaysia e dato vita ad alcune proteste ambientaliste. Entrambi sono stati arrestati il 2 marzo 2017, per aver pubblicato su internet 17 video di critica contro l’operato del governo. Vũ Quang Thuận ha ricevuto una condanna ad otto anni di carcere e cinque di arresti domiciliari, mentre per Nguyễn Văn Điển il verdetto è di sei anni e mezzo di reclusione e altri quattro da scontare nella propria abitazione.

Il 23enne Trần Hoàng Phúc è uno studente di Legge all’Università di Ho Chi Minh City e membro della Youth Southeast Asian Leaders Initiative (Yseali). Negli ultimi anni, ha preso parte a numerose attività sociali, prestando assistenza alle vittime delle inondazioni nel Vietnam centrale e contribuendo alle iniziative per i diritti umani organizzate dai padri redentoristi a Ho Chi Minh City. Lo studente era attivo anche nelle proteste seguite al disastro ambientale causato da Formosa, una compagnia siderurgica taiwanese, nell'aprile 2016 lungo la costa centrale del Vietnam. Il 29 giugno 2017, la polizia ha arrestato Tran ad Hanoi per aver archiviato e pubblicato su internet documenti “contro lo Stato della Repubblica socialista del Vietnam”, reato per cui è stato condannato a sei anni di prigione e due di domiciliari. Durante l’udienza, il ragazzo ha dichiarato ai giudici: “Potete darmi 10, 20 anni di carcere, ma potrà questo regime sopravvivere fino a quel momento? Combatterò finché non ci sarà la democrazia in Vietnam”.

La “propaganda contro lo Stato” è costata all’ex medico Hồ Văn Hải, 52 anni, una condanna a quattro anni di carcere e due di arresti domiciliari. Presidente fondatore di un programma di borse di studio nei Paesi occidentali (Quĩ Khuyến Học Tây Du), sui suoi blog e account social egli ha pubblicato numerosi documenti e articoli di denuncia contro i misfatti del governo comunista, promuovendo l’educazione e la protezione ambientale. Il quotidiano governativo Người Lao Động (Giornale dei lavoratori), riporta che il tribunale ha accusato Hồ Văn Hải anche di aver “invitato persone alle manifestazioni contro la Formosa e a partecipare al ‘movimento di disobbedienza civile’, contravvenendo a politiche e piani del Partito comunista”.

Negli ultimi mesi, attivisti e blogger sono gli obbiettivi di una campagna governativa contro il dissenso. In Vietnam, sono oltre 100 i prigionieri politici e di coscienza al momento detenuti per aver esercitato i loro diritti fondamentali. Essi quotidianamente molestie, intimidazioni, sorveglianza e interrogatori della polizia e sono sottoposti a lunghi periodi di detenzione preventiva, senza accesso ad avvocati o familiari. Anche la comunità cattolica ha pagato il prezzo per il proprio impegno. Frequenti sono le dure condanne emesse all’indirizzo degli attivisti cattolici, come dimostrano i recenti casi di Nguyễn Văn Oai (cinque anni di carcere), Trần Thị Nga (nove), Nguyễn Ngọc Như Quỳnh (10) e Nguyễn Văn Hóa (sette).

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