Nell’Asia Centrale scuole, strade, ospedali e centrali energetiche stanno scomparendo

Un rapporto di International Crisis Group denuncia che la regione vive ancora delle infrastrutture sovietiche. Ma queste decadono e non sono sostituite. Senza radicali interventi, si rischia di andare verso un’epoca di povertà e disordini sociali.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Strade, impianti energetici, ospedali, scuole: le infrastrutture degli Stati dell’Asia Centrale scompaiono in modo progressivo. Se non ci saranno maggior impegno e fondi, tra una generazione questi Paesi rischiano di non avere né strutture né medici e insegnanti. Lo denuncia l’International Crisis Group in un recente studio.

In questi Paesi la gran parte delle strutture sono ancora di costruzione sovietica e molte delle attuali repubbliche non riescono a realizzarne di nuove. Il rapporto indica che la situazione peggiore è nei poveri Kirghizistan e Tagikistan. Paul Quinn-Judge, direttore dello studio, spiega che qui “in 5-10 anni non ci saranno più insegnati nelle scuole, medici negli ospedali e la mancanza di elettricità diventerà normale”. Già ora – dice il rapporto – “in Tagikistan ogni inverno viene tagliata l’erogazione di elettricità – nelle zone rurali per 12 ore al giorno, se non di più… Nel Kirghizistan la mancanza di energia è sempre più frequente”.

La nuova generazione di ingegneri, medici e insegnanti rischia di non essere all’altezza della precedente. Inoltre entrambi i Paesi soffrono di una profonda insicurezza politica, che sta portando il Tagikistan a uno Stato autoritario, mentre il Kirghizistan è debole dopo le proteste di piazza della scorsa primavera che hanno portato sconvolgimenti politici.

La situazione è analoga in Uzbeskistan e Turkmenistan, anche se qui i dati sono segreto di Stato, o proprio non sono rilevati. Nel Turkmenistan lo Stato appare occuparsi quasi soltanto della capitale Ashgabat.

Persino il Kazakistan, Paese leader della regione, ha trascurato le infrastrutture, specie per i trasporti e la formazione di nuovi tecnici, seppure il governo cede a caro prezzo energia, uranio e altre ricchezze.

Tra le cause, Ics ricorda come questi Paesi, comunque trascurati già in epoca sovietica, erano organizzati come un corpo unico e costretti a lavorare per il bene comune: la mancanza di energia e di centrali energetiche in Kirghizistan e Tagikistan non era un problema perché l’energia veniva dai ricchi Paesi vicini. Nemmeno era necessaria per i Paesi un’autosufficienza economica, per esempio per la sicurezza sociale, provvedendovi Mosca. Caduta l’Unione Sovietica i governi di questi Stati, anche quelli ricchi di energia e di risorse, hanno pensato a consolidare il potere personale, piuttosto che attuare le necessarie riforme e iniziative in settori come istruzione, strutture, sanità e sicurezza sociale.

La crescente povertà e la mancanza di sicurezza sociale hanno scatenato le proteste in Kirghizistan nell’aprile 2010 che hanno rovesciato il presidente Kurmanbek Bakyev. Ics indica che questo potrebbe accadere in altri Paesi, a cominciare dal Tagikistan.

Ics è anche critico verso i donatori internazionali, che mandano aiuti senza chiedere effettivi cambiamenti.

Se non ci saranno cambiamenti, le conclusioni sono pessimistiche, con scenari di progressiva incertezza e disordine sociale. “Il rapido deterioramento delle infrastrutture – conclude lo studio – causerà maggiore povertà e disinteresse verso lo Stato. La scomparsa di servizi sociali fondamentali darà maggiore forza ai gruppi islamici radicali, già molto forti in molti Stati della regione, e potranno creare loro influenti reti di servizi”. “Gli Stati poveri dovranno sempre più esportare lavoro”.  

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