Calo petrolio e rublo, sui prezzi in Russia scatta la "battaglia politica"

L'inflazione nel 2015 tornerà a due cifre per la prima volta in sette anni. Sanzioni, calo del barile e svalutazione del rublo influiscono sui prezzi al consumo, che diventano l'argomento principali tra i russi, superando la crisi ucraina. Il Cremlino ordina alla magistratura di monitorare i prezzi e i pagamenti degli stipendi, mentre i comunisti vogliono fissare i prezzi di alcuni prodotti, contro ogni regola del libero mercato.

Mosca (AsiaNews) - L'illusione del petrolio è finita, ma il governo russo se ne è reso conto troppo tardi. E' il commento del quotidiano Nezavisimaya Gazeta che tratta quello che da settimane è diventato l'argomento più discusso in Russia, superando anche la crisi ucraina: la caduta inarrestabile del prezzo del barile. Il Brent è  arrivato il 13 gennaio sotto i 46 dollari, il punto più basso degli ultimi sei anni. Il calo dell'oro nero, insieme alle sanzioni occidentali contro Mosca e ai timori nei prossimi giorni di  un declassamento del debito da parte dell'agenzia Standard & Poor's  stanno spingendo in basso anche la valuta russa, che oggi è stata scambiata fino a 77 per un euro e 65 per un dollaro.

Il declino del barile ha portato gli esperti a rivedere a rialzo le previsioni sull'inflazione, mentre sui prezzi in Russia è iniziata quella che i media hanno già chiamato una "battaglia politica". Petrolio e gas rappresentano i due terzi delle esportazioni della Federazione e sono le due voci da cui dipende metà del bilancio federale (che non ha piani per uno scenario del barile al di sotto dei 60 dollari); le fluttuazioni del prezzo del greggio sono fattore chiave dello sviluppo economico, dell'andamento della valuta e dell'inflazione, ha spiegato Morgan Stanley in un recente rapporto sul Paese. Secondo il giornale online Gazeta.ru, che ha raccolto il parere di diversi analisti, i prezzi al consumo saliranno del 13-15%, il doppio di quanto annunciato dal governo. Un tale livello di inflazione in Europa si può riscontare solo in Ucraina (21%) e Bielorussia (16,2%).

L'inflazione tornerà a due cifre per la prima volta dalla crisi del 2008, anche secondo i dati dell'agenzia di statica federale Rosstat, per la quale i prezzi sono rincarati dell'8,1% nel 2014, mentre per gli alimentari (colpiti dall'embargo russo sull'import dai Paesi occidentali) si parla del 15,4%. Dopo l'introduzione questa estate del bando su alcune categorie di cibi importati dalle nazioni che avevano varato misure punitive contro la Russia per la crisi ucraina e prima del crollo drammatico del rublo, che ha reso i prodotti importatati ancora più costosi, Mosca aveva promesso di monitorare che la situazione sul mercato non andasse fuori controllo. Al ritorno dalle vacanze del Nuovo Anno, i russi hanno scoperto però rincari un po' ovunque e una diversa geografia dei prodotti a disposizione:per esempio l'aglio, molto usato nella cucina nazionale, si trova ormai solo di provenienza cinese.

Così, sui prezzi dei beni di consumo - come denuncia sempre Nezavisimaya Gazeta - è già iniziata una "battaglia politica" per raccogliere consensi, mettendo da parte la retorica patriottica e nazionalista, che dallo scoppio del conflitto ucraina ha finora accompagnato il discorso pubblico. Il Cremlino ha appena chiesto alla magistratura di monitorare i prezzi di benzina, cibo e farmaci per evitare speculazioni e di intervenire se il pagamento degli stipendi o dei sussidi viene rimandato. I deputai comunisti, dal canto loro, stanno preparando un disegno di legge che fissi i prezzi al consumo di una quindicina di prodotti tra cui pane, latticini, cereali pasta e patate e preveda pene come il ritiro della licenza ai commercianti che non passeranno i controlli del servizio federale antimonopolio. Per Tatiana Komissarova, dell'Alta Scuola di economia a Mosca, si tratta di una proposta populista che non si addice a una economia di mercato. 

 

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