La Chiesa russa si appella alla scienza contro i no-vax

Molti russi rifiutano di vaccinarsi contro il Covid-19 per motivi religiosi. La grande influenza dei negazionisti “urkabožniki”. Il Patriarcato di Mosca lancia un comitato per incoraggiare la ricerca scientifica e teologica da una prospettiva ortodossa.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) – Molti russi rifiutano di vaccinarsi contro il Covid-19 per motivi religiosi. È il dato clamoroso che emerge mentre il Paese è colpito da una nuova ondata di contagi. Il “negazionismo” è un problema presente in Russia fin dallo scoppio della pandemia. Le resistenze alla vaccinazione di massa hanno spinto però le autorità a emettere decreti per obbligare varie categorie di persone a immunizzarsi.

Il 26 giugno il direttore del laboratorio di “distruttologia” dell’università di Mosca, Roman Silantev, ha rilasciato un’intervista al portale Interfax-Religija. Egli ha parlato proprio delle radici religiose della propaganda contraria ai vaccini che imperversa sulle reti social russe. La distruttologia è un ramo della ricerca nato in Russia negli ultimi anni: essa studia i comportamenti “distruttivi” segnati da radicalismo e fanatismo di vario genere.

Silantev racconta di avere appena terminato un libro, scritto con il collega Jurij Ragozin di Novosibirsk, dal titolo “Sette para-ortodosse”, in cui analizza le diverse mitologie espresse da gruppi religiosi che proliferano anche all’interno della Chiesa russa. Ad esempio in campo medico esistono i dissidenti anti-Aids, che non credono all’esistenza di tale virus; alcuni negano perfino il cancro, e propongono di curarlo con acqua e soda.

Tra i negazionismi più diffusi in Russia, e in molte altre parti del mondo, vi è il rifiuto di ogni genere di vaccino. Tra gli ortodossi i più accesi no-vax sono i cosiddetti urkabožniki (“extradivini”), gli adepti di un ex-poliziotto, Nikolaj Romanov, divenuto noto proprio durante il Covid come potentissimo archimandrita Sergij degli Urali.

Romanov si trova ora in carcere. Egli è stato ridotto allo stato laicale e la sua comunità è stata dispersa, a partire dal nutrito gruppo di monache del suo monastero. Il movimento continua però ad avere grande influenza in tutta la Russia. Il mito dei seguaci di Romanov non è originale. Esso si fonda su teorie cospirazioniste di poteri oscuri che vogliono controllare la volontà delle persone, fino a costringere tutti al “lager elettronico” diffuso con i microchip inseriti nei vaccini.

La massa dei fedeli ortodossi, osserva Silantev, non ha nulla a che spartire con queste teorie radicali, che vengono piuttosto condivise in ambiti di altro segno, dai musulmani wahabiti agli atei militanti e altre sette politico-religiose. Molte di queste mitologie hanno origine in Occidente, e si diffondono in modo incontrollato a tutte le latitudini. La loro aggressività lascia un forte marchio anche nella mentalità della gente comune. Fra i credenti aggancia elementi di debolezza nelle convinzioni di fede, anche a causa della scarsa formazione spirituale e culturale, tipica della religiosità russa emersa dall’ateismo del periodo sovietico.

Anche per questi motivi, il patriarcato di Mosca sta cercando di aprire nuovi fronti per contrastare la propaganda settaria e “mitologica”, anche facendo appello agli scienziati laici. Saranno aperte tre nuove strutture di consulenza in campo teologico e di scienze laiche, sotto la guida di un Consiglio di coordinamento del patriarcato, a cui verranno invitati a partecipare diversi esperti nei vari rami delle scienze, compresa la medicina. L’iniziativa è stata presentata il 25 giugno alla stampa dal metropolita Ilarion (Alfeev), capo del Dipartimento per i rapporti esterni del patriarcato e direttore dell’Istituto di alta specializzazione patriarcale “Cirillo e Metodio”.

Il Comitato incoraggerà la ricerca scientifica e teologica da una prospettiva ortodossa, in collaborazione con le istituzioni accademiche e gli organi statali. La semplice repressione dei fedeli di una setta, come nel caso di Romanov, rischia di produrre effetti contrari. La Chiesa sente la necessità di andare più a fondo nella correzione e nell’orientamento di una visione di fede purificata da ogni fanatismo, per affrontare senza ombre le grandi sfide della realtà e della società contemporanea.

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