La guerra tra bande neo-naziste in Russia

Con un effetto paradossale gli slogan della propaganda di Mosca sulla "de-nazificazione dell'Ucraina" stanno facendo crescere nuovamente in Russia gli skinheads e le altre forme violente della rabbia giovanile e sociale che sembravano archiviate.

di Stefano Caprio

Mosca (AsiaNews) - Cresce ormai da due anni la statistica degli assalti da parte dei gruppi russi dell’ultra-destra, e cresce il numero stesso di tali formazioni in lotta con gli antifascisti e le persone di altra nazionalità. Questi gruppi erano apparsi sulla scena della Russia all’inizio degli anni Duemila, e sembravano ormai scomparsi. Il loro ritorno, come documenta un servizio di Novaja Evropa, appare un effetto paradossale di “rimbalzo” degli eventi bellici tesi alla “de-nazificazione dell’Ucraina”, non per solidarietà al popolo invaso dai russi, quanto per l’attualità del gergo e dei comportamenti che si ispirano al razzismo e al nazismo, riportati ossessivamente in negativo dalla propaganda di Stato, e riletti in positivo nelle sacche della rabbia giovanile e sociale.

Le nuove generazioni di russi stanno presentando varianti riproposte di skinheads e anche antifa altrettanto arrabbiati e violenti, che rinnovano gli scontri di strada di 15-20 anni fa, un periodo che non esiste nella memoria dei giovanissimi. Allora si trattava di una deriva delle manifestazioni di protesta contro il regime di Medvedev e Putin, che con i proclami anti-corruzione di Aleksej Naval’nyj avevano mobilitato moltissimi giovani, ma oggi tali cortei sono vietati e i loro leader morti, incarcerati o in esilio all’estero. Gli scontri dei ragazzi russi di oggi, nei quali si fatica a riconoscere a chi appartengono i gruppi in conflitto (a volte si scontrano skinheads e bonkheads) sono certamente un effetto del bellicismo esasperato, diffuso anche nelle scuole di ogni ordine e grado.

Una data scatenante di questo fenomeno è stato il 16 novembre 2024, anniversario dell’uccisione nel 2009 di Ivan Khutorskoj, il 26enne leader leggendario della Compagnia dei Rossi e Anarchici, noto come “Vanja Kostolom”, che organizzava servizi d’ordine per proteggere i concerti dei punk dagli assalti dei neonazisti, finché non gli spararono in testa all’ingresso della sua abitazione. Nella sede del partito comunista Kprf a Kostroma, nella Russia centro-settentrionale, venne allora mostrato un documentario su “Ivan, in ricordo del nostro amico”, in cui l’eroe veniva lodato come “il primo che seppe con i suoi amici dare un’adeguata risposta ai fascisti, e agli altri idioti che si gettavano nella mischia”.

Dopo il film due ragazzi di 16-17 anni, che non avevano intenzioni bellicose, sono stati circondati alla fermata dell’autobus da un gruppo di altri giovani, vestiti con uniformi militari stracciate e altri simboli della violenza di gruppo. Uno dei due si è messo a criticarli, accusandoli di “blasfemia” per i segni da loro esposti, come il “sole nero” e le croci, e il capo si è messo a dichiarare che il “bonkheadismo” era la sua vera religione, trasformando un pestaggio in una disputa teologica. La discussione è continuata finché il capo dei “neri” si è stancato e ha sparato in testa al ragazzo che difendeva la purezza dell’Ortodossia patriottica.

Il video dell’episodio, ripreso dall’altro ragazzo fuggito, è stato il segnale della ripresa delle guerre di strada tra i giovanissimi, alternando le spedizioni punitive contro i migranti interni del Caucaso e quelli provenienti dall’Asia centrale, agli scontri tra le due fazioni opposte dei russi stessi. Nel 2024 è stato aperto il canale Telegram Made with Hate, uno dei principali strumenti di raduno e convocazione dei neonazisti nei luoghi di azione violenta, e da allora i gruppi virtuali sui social si sono continuati a moltiplicare, insieme a quelli pubblici e fisici della “Comunità russa” e altre formule di tipo nazionalista o anarchico.

Le giustificazioni “patriottiche” degli slogan diretti verso nemici di vario genere, nel contesto della Z-propaganda bellica alimentata da tutti i media, dai cantanti e personaggi pubblici, ha fatto in modo che tali episodi siano stati a lungo ignorati dalle forze dell’ordine, fino a perdere completamente il controllo della situazione. Oggi i giovani russi vanno oltre la stessa guerra contro i nemici esterni, invocando “sangue, morte e sterminio di tutti coloro che inquinano la nostra razza”, preparandosi a una vita di violenza e guerra universale.

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