La Russia alle prese con la “crisi degli orfanotrofi” e delle adozioni

Sono quasi 700mila gli orfani in Russia. 30mila quelli adottati e poi rimandati indietro agli “internati” in soli due anni. Il "Comitato civile per i diritti umani” denuncia la situazione, mentre il Commissario per i diritti dell’infanzia Astakhov chiede la riorganizzazione degli orfanotrofi in case-famiglia.

di Nina Achmatova

Mosca (AsiaNews) – Numerosi attivisti per i diritti umani hanno protestato, lo scorso 1° giugno a San Pietroburgo, in difesa dei diritti dei bambini. Negli ultimi due mesi in Russia è aumentata l’attenzione di media e politica russi sulla situazione dei minori, vittime spesso di soprusi nelle famiglie di origine e anche, seppur più raramente, negli “internati” (i collegi statali per orfani).

La protesta di due giorni fa è stata organizzata dalla Ong “Comitato civile per i diritti umani” in occasione della Giornata internazionale del bambino. Il leader dell’organizzazione, Roman Chorny, denuncia che il problema maggiore oggi è salvaguardare i minori dalle cosiddette “improprie e infondate diagnosi psichiatriche”.“Spesso negli orfanotrofi – denuncia Chorny - i minori vengono puniti per il loro comportamento con iniezioni di sostanze psicotrope dai gravi effetti collaterali”. In molti casi, aggiunge, i bambini finiscono in cliniche psichiatriche e diventano disabili.

Il problema degli orfanotrofi e delle adozioni in Russia è annoso. Ultimamente anche la politica è stata costretta ad occuparsene, dopo il caso dell’infermiera americana che ad aprile ha rispedito a casa un bambino russo di 7 anni. La donna, single, ha spiegato che non lo voleva più perché “troppo violento e con gravi problemi psicologici e comportamentali”. Il piccolo, di nome Artem Saveliev, era stato adottato appena sette mesi prima. La vicenda ha portato alla sospensione delle adozioni russe agli Usa e a puntare i riflettori sulle condizioni degli orfani nel Paese.

Troppi orfani e troppi orfanotrofi

La realtà, spiegano gli esperti, è che nella Federazione ci sono troppi orfani, troppi orfanotrofi e pochissime adozioni all’interno dei confini nazionali. I bambini registrati come orfani “uf­ficiali” sono più che durante la Seconda guerra mondiale: quasi 700mila (697mila per l’esattezza) contro i 678mila degli Anni ’40. E’ da considerare che due terzi degli orfani sono in realtà “orfani sociali”, cioè sottratti alla famiglia di origine per motivi di alcolismo e violenze domestiche o rifiutati dai genitori. Ne ha parlato recentemente alla Duma Yelena B. Mizuli­na, presidente della Commissione parla­mentare per la fa­miglia, le donne e i bambini.

Due anni fa il Parlamen­to ha approvato una leg­ge sull’assistenza a­gli orfani, e da allo­ra “è aumentato di quasi due volte il numero delle resti­tuzioni di orfani dal­le famiglie adottive agli orfanotrofi”. Questo – spiega la Mizulina – rap­presenta un “grave danno umano” per i bambini: prima i loro geni­tori biologici li hanno rifiutati, e poi anche quelli adottivi.

Secondo la radio “Eco di Mosca”, negli ultimi due anni so­no stati restituiti agli orfanotrofi cir­ca 30mila bambini adottati. Per la Mizulina, questa situazione si è creata perché nessuno si prende cura dei genitori adottivi e non offre loro alcuna forme di assistenza.

Violenze in famiglia

I minori orfani in Russia sono spesso soggetti psicologicamente “sensibili”. Lo si capisce se ai dati sulle adozioni si aggiungono quelli sugli abusi e le violenze. È sempre la radio “Eco di Mosca” a parlarne, citando il Commissario per i diritti dell’infanzia, Pavel Astakhov: nell’ultimo anno 100mila bambini sono stati vittime di violenze da parte di adulti in casa, 2mila bambini sono stati uccisi e 600 sono spariti nel nulla dopo essere scappati di casa. Astakhov propone che nel Paese venga riorga­nizzato in senso più umano il sistema di mantenimento e istruzione negli “in­ternati” per i bambini che hanno pro­blemi sociali in famiglia. “Gli internati – lamenta il com­missario – sono istituti molto chiusi bisogna trasformarli in case-famiglia per bambini, costruite secondo il principio delle piccole famiglie. La riorganizzazione degli internati – aggiunge – è un nostro dovere per i bambini che vivono sotto la prote­zione dello Stato”.

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