Le contraddizioni dei nazionalismi in Russia

Secondo l'ex-presidente del Daghestan Abdulatipov i nazionalismi di oggi nel Caucaso ex-sovietico sembrano annullare le tradizioni, richiamandosi a origini medievali di disgregazione feudale, senza tener conto della “esperienza storica, culturale e umana dell’integrazione interetnica e interreligiosa”.

di Stefano Caprio

Mosca (AsiaNews) - La Rossijskaja Gazeta ha pubblicato un ampio articolo di uno dei più autorevoli esperti sulle problematiche del Caucaso settentrionale, il politico, diplomatico e professore Ramazan Abdulatipov (ex-presidente del Daghestan, nella foto) sulla “Questione nazionale in Russia e nel mondo intero”. A suo parere i grandi cambiamenti di questo periodo si riflettono molto acutamente sullo sviluppo dei Paesi e dei popoli, e nei principi che li dirigono.

Dopo la fine dell’Unione Sovietica si sono manifestati fenomeni di unioni artificiose tra i gruppi nazionali, che per interesse erano pronti a tradire la Patria, e dopo la tumultuosa fase post-sovietica oggi la Russia non si può tenere insieme con lo “spirito del capitalismo”, ma soltanto con la spiritualità dei valori che uniscono i russi con gli altri popoli della Federazione. È necessario, secondo Abdulatipov, “difendersi dai provocatori” di ogni genere, che parlano di identità nazionale per raggiungere i propri scopi personali e di gruppo, manipolando i connazionali su base etnica per dividere il mondo tra “eletti” e “maledetti”.

Le autorità attuali della Russia devono tener conto della lunga esperienza dei secoli passati, cosa che all’ex-presidente daghestano sembra oggi verificarsi in modo molto insufficiente, e la miopia dei funzionari a tutti i livelli non aiuta a valorizzare la “legge della successione” che unisce le forze di un “grande Paese multinazionale”. Alcuni politici di varie regioni cercano di “difendere il proprio orticello di periferia”, e sono pronti per questo a dare vita a conflitti interetnici fino allo spargimento di sangue.

Senza fare nomi, Abdulatipov condanna l’eccessiva importanza che viene data a coloro che vogliono presentarsi come “leader nazionali” di tendenza radicale, che vanno invece isolati e posti in condizioni di non nuocere. Egli osserva che “funzionari e amministratori, deputati e capi religiosi esaltano il proprio ruolo in difesa del popolo e della fede, argomenti oggi molto di moda per conquistare il potere”, soprattutto nel Caucaso, dove “in ogni città c’è un’etnia diversa”. Il politico condanna anche i tanti propagandisti occidentali di Europa e America che battono su questi tasti, alimentando il “nazionalismo anti-russo”.

Un ruolo cruciale viene riconosciuto alla Chiesa ortodossa russa, dalle cui posizioni “dipende la conservazione nel Paese di relazioni stabili di amicizia e collaborazione tra i popoli e le confessioni religiose”. I nazionalismi attuali sembrano annullare le tradizioni, richiamandosi a origini medievali di disgregazione feudale, senza tener conto della “esperienza storica, culturale e umana dell’integrazione interetnica e interreligiosa”.

Abdulatipov difende la “Strategia di politica nazionale” recentemente approvata dal Cremlino, accusata di essere un programma di politica neo-coloniale. A suo parere, invece, lo scopo è quello di orientare i popoli della Russia, le autorità e la società verso il “rafforzamento della concordia tra le nazionalità, l’unità della vita sociale, assicurando il sostegno alla multiformità etno-culturale e linguistica della Federazione”, contrastando ogni forma di discriminazione socio-culturale, razziale e di altro genere, come “profilattica dell’estremismo” e prevenzione dei conflitti, soprattutto su base religiosa.

Il politico conclude affermando che “tutti noi nella Russia di oggi dobbiamo elevarci al livello della spiritualità, della cultura, della moralità e della dignità di tutti i nostri popoli, conservando i valori morali e spirituali tradizionali nella cultura e nell’ideologia della Russia”. Questo deve riuscire a offrire un “modello di costruzione di un mondo multinazionale basato sulla sobornost e l’amicizia dei popoli”, e da questo dipende il cammino futuro della Russia oltre i conflitti attuali, nella sua vita interna e nei rapporti internazionali.

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